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Sociale pieno per il Capodanno del Campiani

L’orchestra del Conservatorio diretta da Carla Delfrate ha creato tra gli applausi la giusta atmosfera del giorno di festa

MANTOVA. Un affollato teatro Sociale ha accolto con entusiasmo il tradizionale Concerto di Capodanno che dal 2006 – per iniziativa dell’allora presidente del Conservatorio, Guido Benedini – è affidato alle forze del “Campiani”.

Il Conservatorio mantovano ovviamente mantiene la sua identità di luogo di formazione per giovani musicisti, ma negli ultimi anni, anche per effetto della riforma in atto, ha accresciuto il numero di interventi sul territorio esibendo il proprio livello artistico con i ...

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MANTOVA. Un affollato teatro Sociale ha accolto con entusiasmo il tradizionale Concerto di Capodanno che dal 2006 – per iniziativa dell’allora presidente del Conservatorio, Guido Benedini – è affidato alle forze del “Campiani”.

Il Conservatorio mantovano ovviamente mantiene la sua identità di luogo di formazione per giovani musicisti, ma negli ultimi anni, anche per effetto della riforma in atto, ha accresciuto il numero di interventi sul territorio esibendo il proprio livello artistico con iniziative diverse tra le quali appunto questa che il pubblico cittadino ha mostrato di gradire, in quest’ultimo decennio, in misura crescente.

Paolo Protti, neo presidente del teatro Sociale, nel presentare il concerto e nel sottolineare il rapporto di fiducia con l’istituzione oggi guidata da Salvatore Spanò ha voluto riconoscere a Benedini, con una targa consegnatagli sul palcoscenico, il merito di questa iniziativa; ma nel contempo ha voluto anche ricordare – fra gli applausi - due altri personaggi mantovani recentemente scomparsi nei confronti dei quali si ha un debito di riconoscenza: ossìa Ezio Ricci, per oltre mezzo secolo segretario e motore organizzativo del “Sociale”, ed Enzo Dara che ha rappresentato un punto di riferimento della lirica (anche nei suoi ultimi felici anni dedicati alla regìa) nel mondo.

Poi è stato compito della musica e dell’Orchestra del Conservatorio diretta da Carla Delfrate creare l’atmosfera per festeggiare l’apertura del nuovo anno con un programma ben scelto, introdotto dall’Inno di Mameli e in parte consacrato alla lirica italiana e poi a musiche della tradizione di lingua tedesca, con le firme di Johann Strauss figlio, Franz Lehár e Brahms.

Immancabile il Rossini del “Barbiere di Siviglia” (di cui si sono sentite la Sinfonia introduttiva e la cavatina “Una voce poco fa”) e quindi, legatissimo a Mantova, il titolo verdiano di “Rigoletto”, celebrato da pagine celeberrime e molto amate come “Caro nome”, “La donna è mobile” ed il quartetto “Bella figlia dell’amore”, per le quali sono intervenute le voci del mezzosoprano Viktoria Tkachuk (interessante e agile), del tenore Yang Sen (volume sottile ma stile disciplinato), del baritono Ryu Seoungnam, del tenore Fu Da e del soprano Giulia Perusi, dalla personalità vocale e interpretativa risultata matura e convincente.

Di seguito la sezione strumentale (ad eccetto del sempreverde duetto “Lippen schweigen” estratto dall’operetta “La vedova allegra”, applauditissimo) dedicato al Brahms delle danze ungheresi ed allo Strauss del “Pizzicato Polka”, del “Tritsch Tratsch Polka” e soprattutto del valzer “Sul bel Danubio blu”, la cui forza di fascinazione continua a rimanere magica.

Applausi prolungati per tutti, inclusa la nutrita orchestra guidata con chiarezza e brio da Carla Delfrate e bis generosamente concessi, ad avviare degnamente i moti del cuore in questo fresco 2018.(Andrea Zaniboni)