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San Giorgio, Alexandra lascia il lavoro e lancia il suo nido-famiglia

Cambiare lavoro per amore dei bambini, mettendosi in gioco e vincendo le usuali restistenze burocratiche: la storia

SAN GIORGIO. Cambiare lavoro per amore dei bambini, mettendosi in gioco e vincendo le usuali restistenze burocratiche. È quanto accaduto ad Alexandra Mozzarelli, che ha lasciato il lavoro di dipendente per aprire il primo nido famiglia a San Giorgio.

“A casa di Ale” nasce per passione. «Un sogno che coltivo da tempo – spiega Mozzarelli – e che ho potuto realizzare da pochi mesi». Un marito operaio, un figlio di sei anni e mezzo, Alexandra ha colto l’occasione di un appartamento che si liberava sopra al suo per tentare la propria avventura professionale.

«Io sono laureata in scienze dell’educazione ed ho lavorato sia in nidi pubblici che in cooperative, come la Fior Di Loto di Formigosa, dove mi trovavo benissimo. Il problema è che oggi i contratti sono praticamente solo a tempo determinato nel nostro settore e pur avendo sempre lavorato, cercavo una maggiore stabilità».

La burocrazia, in Italia è uno scoglio sempre complesso da superare. Anche per un’attività famigliare si richiedono complesse procedure per partire.

«Devo dire che questo un po’ mi frenava, almeno all’inizio – dice infatti Alexandra –. Ma l’entusiasmo per questa avventura mi ha fatto superare tutte le difficoltà. A settembre sono partita. Avendo uno spazio di 50 metri quadrati posso accogliere sino a cinque bimbi contemporaneamente offrendo anche il pasto di mezzogiorno ed avendo orari flessibili».

Proprio l’essere piccole strutture flessibili è la chiave che ha determinato il boom delle strutture d’assistenza famigliare.

«L’aspettativa dei genitori è quella di consegnare i propri figli in nidi che essendo piccoli possono curare con maggiore attenzione i bambini. In pratica siamo baby sitter che invece di venire a casa accolgono loro i bimbi».

Le recente legge sui vaccini, che non obbliga, come per quelli pubblici, i nidi famiglia a verificare l'adempimento dell’obbligo, ha dato una spinta importante al settore.

«Io le vaccinazioni le chiedo – conclude però Alexandra – per una forma di rispetto nei confronti dei bimbi che frequentano».


 

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