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LA TRUFFA

Lavoratori fantasma per frodare l’Inps: smascherati 30 casi nel Mantovano 

Allarme della Cisl: «Il fenomeno sta prendendo piede». Usati per avere contributi o celare manodopera in nero 

MANTOVA. Si chiama “lavoro fittizio” ed è in sostanza un rapporto di lavoro simulato, inesistente, ma dichiarato per ricavarne prestazioni previdenziali a carico dell’Inps, come per esempio la disoccupazione, la malattia, la maternità, la pensione. O per nascondere lo sfruttamento in nero di manodopera clandestina.

«Un “modello” di illegalità che sta prendendo piede anche nella nostra provincia dove nel 2016 sono stati scoperti 30 casi»: a lanciare l’allarme è il segretario della Cisl Asse del Po Dino Perboni alla luce dell’ultimo report sull’attività ispettiva dell’Inps in Lombardia. I dati raccontano di un escalation iniziata nel 2015 quando, a fronte di un 2014 con zero casi mantovani e 1.893 lombardi, si passò a 6.782 rapporti di lavoro annullati in regione e 25 nella nostra provincia. E nel 2016 la triste conferma: oltre seimila finti contratti in Lombardia e 30 quelli scoperti nel mantovano.

Il controvalore in denaro di questi falsi beneficiari ammonta a 90mila euro di contributi avuti e non dovuti nel 2016 in provincia di Mantova e a oltre 18 milioni in Lombardia. Soldi indebitamente versati e recuperati in extremis dall’Inps.

«Il fenomeno dei rapporti di lavoro fittizi - spiega Perboni - con la creazione di posizioni assicurative cui non corrispondo effettivi posizioni di lavoro, è emerso circa 5-6 anni fa, legato inizialmente alle attività agricole del Sud Italia. Dal 2014 si è spostato anche nei settori del lavoro dipendente e interessa oggi l’intero territorio nazionale. Consiste nella creazione di posizioni assicurative in favore di soggetti che non svolgono alcun tipo di attività lavorativa. La simulazione dei rapporti di lavoro è principalmente finalizzata alla fruizione di indebite prestazioni e al rilascio di permessi di soggiorno».

Insomma si tratta di lavoratori fantasma, che esistono solo sulle carte dell’istituto previdenziale per consentire al datore di lavoro di beneficiare di sussidi o di ottenere permessi di soggiorno senza che ci sia un regolare contratto.

«Tale fenomeno - aggiunge il sindacalista - non solo crea un danno alle casse dell’Inps, ma nasconde assunzioni in nero. In altre parole, a fronte di un assunzione fittizia, si celano un numero di assunzioni non regolarizzate». E’ il caso ad esempio dei laboratori clandestini che vedono impiegata manodopera cinese non in regola con il permesso di soggiorno.

Una piaga quella del lavoro fittizio contro cui l’Inps ha lanciato nel maggio scorso la cosiddetta “operazione Frozen”: un piano preventivo di controlli statistici delle denunce contributive con l'incrocio dei dati delle altre pubbliche amministrazioni. L’obiettivo: bloccare gli accrediti contributivi ancor prima che la frode venga messa in atto. (m.v.)
 

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