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Fava lancia un siluro a Palazzi: «Distratto, torni a fare il sindaco»

L’assessore regionale critico: «Basta parlare delle opposizioni, l’inchiesta non diventi un alibi». E fa l’elenco delle critiche: «Autobrennero, università, bonifiche: assenze e temi dimenticati»

Il telefono del cronista squilla al mattino presto. Dall’altra parte Gianni Fava, assessore regionale all’agricoltura e braccio destro del governatore Roberto Maroni: «Ho letto l’intervista al sindaco e avrei alcune cose da dire. Perché a me pare che nelle sue parole ci siano delle omissioni politiche molto rilevanti. In sintesi, credo che Palazzi debba tornare a esercitare il ruolo di il sindaco, al di là della vicenda giudiziaria. Gli chiedo di farlo in fretta perché così le cose non funzionano. Non basta prendersela con le opposizioni».

Un passo indietro. Lei non si è mai espresso sulla vicenda giudiziaria che vede il sindaco tra i protagonisti. Che idea si è fatto?

«Io non ne ho mai parlato e non intendo farlo ora: mi occupo di politica. Auguro a Palazzi di uscirne pulito. E ricordo che dodici anni fa, quando la sua parte politica montò ad arte un caso contro di me costringendomi a rinunciare alla candidatura alle regionali (legami con le aziende coinvolte nello scandalo Oil for food, per il quale fu poi escluso il coinvolgimento di Fava ndr), messaggi di solidarietà non ne ricevetti. A maggior ragione, di vicende giudiziarie non mi occupo. Ma il problema è un altro: il sindaco sta sommando una serie di passaggi a vuoto figli della debolezza evidente di questo momento».

A che cosa si riferisce?

«Gli esempi sono molteplici. Prenda Autobrennero, dove Palazzi ha voluto a tutti i costi farsi inserire nel cda salvo poi brillare per le assenze alle riunioni. Tanto che Mantova è l’unica provincia a non aver chiesto le opere compensative, cosicché la Regione è stata costretta a chiedere un tavolo tra enti locali mantovani e Autobrennero per discuterne. Sempre sul tema delle infrastrutture, Palazzi ha voluto da Morselli la delega ma anche qui siamo a livelli da Chi l’ha visto: non a caso in giro per la provincia i sindaci sono tutti insoddisfatti, non c’è una regia. In questo modo il capoluogo è sempre meno baricentrico: è un danno per tutto il territorio, che in passato aveva contato su alleanze tra i sindaci di città del momento e varie zone (il Suzzarese negli anni Novanta, il Viadanese nel decennio successivo). Anche sull’università non c’è una visione e anche il mio appello per il dialogo con la Statale di Milano per una facoltà di agraria è caduto nel vuoto: Mantova crede ancora di puntare su una fondazione nonostante il disimpegno della Provincia, le difficoltà dei Comuni piccoli e dell’ente camerale? Pensa davvero che si possa contare a lungo solamente su Confindustria?».

In realtà il sindaco ha annunciato che a breve riavremo Ingegneria grazie all’università di Modena.

«Il balletto sulle facoltà onestamente mi annoia, perché non è continuando a cambiare gestore dei corsi che si risolvono le cose. Servono risposte strutturali: come può stare in piedi la Fondazione alle condizioni di cui le parlavo prima? E poi, a proposito di temi dimenticati, il tema delle bonifiche è finito nel dimenticatoio, al di là di alcuni interventi».

La giunta scommette molto su Mantova Hub per un centro ricerche.

«Va bene, anche la Regione ci ha creduto finanziandone una parte. Ma un conto sono i convegni e le idee, un altro conto è poi metterci i contenuti. Perché vede - e questo vale in generale per l’esperienza amministrativa di questa giunta - siamo tutti capaci di avviare opere quando si hanno a disposizione tanti soldi pubblici. Poi però vanno fatte funzionare».

Trovare così tanti soldi è un merito. E di risultati in due anni e mezzo ne sono stati centrati parecchi.

«Sicuramente. Ma mi lasci dire che dopo due mandati disastrosi come furono quelli di Brioni e Sodano ci voleva poco a fare meglio e ad apparire un gigante: era impossibile il contrario. E poi Palazzi è bravissimo a vendere bene a livello comunicativo quel che fa. Però esiste anche il bicchiere mezzo vuoto. Non vorrei che tutto questo entusiasmo nascondesse le tante cose che mancano all’appello. Vale quello che dissi un anno fa: l’uomo solo al comando finisce per avere il fiato corto. E, in questo caso, poca visione d’insieme: Palazzi è concentratissimo su di sé. E così il capoluogo non è più un traino per il territorio come lo era stato nelle vecchie esperienze di centrosinistra, che sapevano costruire alleanze. Mantova non può essere la Palazzi-land che stiamo vedendo».

Il sindaco è molto critico con le opposizioni di centrodestra e grillina: le accusa di eccessiva violenza verso di lui. È d’accordo?

«Ognuno risponde ai propri elettori e delle proprie azioni. Ma Palazzi non può continuare a occuparsi dei consiglieri di opposizione, deve fare il sindaco. Anche sul fronte dell’esposto: come dimostra anche la mia vicenda del 2005, se lui è pulito la verità emergerà. Ma questa storia non può diventare un alibi per nascondere che il bicchiere è mezzo vuoto».

Tra due mesi si vota per Parlamento e Regione. Lei aveva parlato della possibilità di candidarsi a consigliere. Conferma?

«Confermo e dico che sceglierà la Lega. Io sono disponibile ma solo per le regionali, non ho altre ambizioni. Se il partito vorrà, potrei anche candidarmi nella civica per Maroni, ma credo che non ci sia spazio per forzature: il mio posto è nella Lega Nord, non cerco altro. Se il partito deciderà diversamente, potrei anche fare altro al di fuori della politica. Detto questo, sono molto soddisfatto del lavoro di questi anni: se Mantova e i Comuni della provincia non aveva mai avuto così tante attenzioni dalla Regione è anche grazie alla mia scelta di vita del 2013, quando rinunciai al Parlamento e scelsi di seguire Maroni. La gente me lo riconosce e ne sono molto felice».

Su alcuni temi importanti, penso alla sanità, la vostra giunta non è riuscita a realizzare quel cambiamento rispetto all’epoca Formigoni che avevate promesso.

«Riformare il sistema sanitario non è facile e il prossimo quinquennio servirà per completare l’opera. Ma ricordiamoci che qui, al di là degli scandali e delle vicende giudiziarie che purtroppo fanno parte dell’armamentario di questo paese, la sanità lombarda è su livelli di eccellenza: abbiamo il più alto dato di pazienti che dalle altre regioni vengono qui a farsi curare. Qualcosa vorrà dire, non crede?».

I suoi rapporti con Salvini sono tesi e lei non ne condivide la linea politica. Con che spirito vota e resta in un partito che ha cambiato simbolo e strategia?

«Io sto nella Lega e la voterò con convinzione, anche se aver tolto la parola Nord dal simbolo non mi piace. Ricordo però che il nome del partito e lo statuto restano gli stessi: siamo la Lega Nord per l’indipendenza della Padania».

Alle politiche il centrodestra parte da una posizione di vantaggio secondo i sondaggi. E per la prima volta anche nel Mantovano potreste eleggere un numero di parlamentari superiore al centrosinistra. Che scenari immagini per il post-voto?

«Intanto mi faccia dire che, con il ritorno dei collegi uninominali, la scelta dei candidati torna ad essere importantissima e spero che il centrodestra non sottovaluti questo aspetto. Più in generale, vincere sarà difficile per tutti. È quello che ha voluto Renzi con questa legge elettorale: quando ha capito che lui non avrebbe più vinto, ha impedito che potessero farlo altri. Insomma, lo scenario è complicato. Bisognerà capire chi darà le carte della partita che si aprirà dopo il voto. Magari Berlusconi: cosa che nessuno si aspettava fino a un anno fa quando, immodestamente, ero tra i pochi a dirlo». (ga.des)
 

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