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Sacchetti bio obbligatori: la rabbia dei consumatori mantovani

I clienti dei supermercati bocciano la novità: «Perché dobbiamo pagarli noi?». Il direttore del Virgilio difende la misura: «Dobbiamo rinunciare alla plastica»

MANTOVA. Rabbia venata da rassegnazione. È il sentimento prevalente dei consumatori di fronte alla nuova legge che da lunedì 1°gennaio  impone il pagamento, in supermercati e ipermercati, di qualche centesimo per l’acquisto di sacchetti biodegradabili e compostabili per frutta, verdura, carne e pesce. Così da un sondaggio tra le corsie dei supermercati cittadini e dell’hinterland.

«Dal punto di vista ecologico concordo su questo cambiamento. Dobbiamo diminuire la plastica, altrimenti ne saremo sommersi. Ma se non si pagasse un extra sarebbe meglio» osserva una cliente. «Il fatto che i sacchetti siano biodegradabili è positivo, ma si rompono subito quindi difficilmente si riutilizzeranno in casa per raccogliere l’umido – lamenta una coppia – già costa fare la spesa, ora dobbiamo aggiungere anche i soldi per le buste». «Tra poco pagheremo anche l’aria – si sfoga un’altra signora – prima c’era uno spreco di sacchetti, ma metterli a pagamento è eccessivo».

E sullo spreco si sofferma un’altra consumatrice, intenta a pesare delle arance: «C’era molta gente che li prendeva per risparmiare sulle altre borsine già a pagamento. Non mi fa piacere questo provvedimento, ma almeno la questione è trasparente. I supermercati avrebbero anche potuto non dire nulla e recuperare i soldi alzando di qualche centesimo il prezzo dei prodotti». «Ormai si paga tutto – si somma un’altra voce – tutto aumenta. Anche i centesimi fanno la differenza». «Mi dà fastidio, le spese sono tante: i prezzi crescono mentre non crescono le pensioni o gli stipendi» le fa eco una compagna di carrello.

E c’è anche chi punta il dito contro la scomodità: «Ce li fanno pagare e, oltretutto, si fa fatica ad aprirli. Non è giusto, noi paghiamo già la spesa, i sacchetti dovrebbero essere a carico dei supermercati». «È indecoroso – si scalda un altro cliente – va bene educare all’ambiente, ma non è questo il modo. I sacchetti dovrebbero continuare ad essere gratis». La maggior parte dei consumatori sostiene di essere stata informata a dovere della novità, ma si contano diverse eccezioni: «Non lo sapevo – ammette, ad esempio, una signora – concordo con l’inserire borse biodegradabili, ma non si può far pagare tutto. Dovrebbero permetterci di portare sacchetti da casa, così come facciamo per la spesa».

Le facce dei consumatori sono crucciate, ma i supermercati non hanno ricevuto proteste particolari. «Fino ad ora nessuno si è lamentato apertamente – riferisce Maurizio Frignani, direttore dell’Ipercoop Virgilio – qualche reclamo me lo aspettavo. Per questioni di igiene il cliente non può usare in negozio un sacchetto portato da casa e la legge ci impone di far pagare le borsine. La plastica va usata sempre meno: è questa la filosofia che si vuole trasmettere e che noi condividiamo. Se i sacchetti fossero gratis non si darebbe nessun messaggio». Fino a qualche giorno fa, sottolinea il direttore, la gratuità dei sacchetti portava a un abuso degli stessi con acquirenti che se ne accaparravano più del necessario proprio perché erano a costo zero.

Barbara Rodella
 

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