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San Giorgio, le incisioni della Savini sull’Himalaya

Il team italiano della spedizione “Jobo Garu 2017” ha portato nella regione nepalese del Rolwaling alcune opere dell’artista mantovana

SAN GIORGIO DI MANTOVA. È mantovana la più alta mostra d’incisioni al mondo. Partito il 12 ottobre scorso da Roma, il team italiano della spedizione “Jobo Garu 2017” ha portato nella regione nepalese del Rolwaling, in Himalaya, alcune opere dell’artista Daniela Savini, di San Giorgio. Si tratta di incisioni a puntasecca raffiguranti alcune immagini fotografiche realizzate durante le precedenti spedizioni nella remota Rolwaling.

Le opere sono state esposte nella capitale Kathmandu alla libreria Vajra Books e al Tempio di Beding, recentemente ricostruito dopo il catastrofico terremoto che colpì il Nepal nell’aprile 2015. L’esposizione delle opere a Beding permanente a 3.700 metri di altitudine è diventata la mostra di incisioni a puntasecca più alta del mondo.

La spedizione si poneva come obiettivi, in accordo con la comunità locale sherpa, la realizzazione della “Via Ferrata Drolambau Ice Fall”, a una quota compresa tra i 5000 e 5400 metri e la costruzione del più alto rifugio himalayano, a 5.800 metri sul colle Tashi Lapcha. Il rifugio fa parte del progetto “Project Austria Hut” su idea dell’ associazione no-profit StepZero.One finanziato dall’imprenditore Josef Einwaller, con l’obiettivo di sostenere l’economia prevalentemente turistica di questi territori. Sul tetto del rifugio è stata posta un tegola proveniente da una casa terremotata di Amatrice a rinforzare il gemellaggio con l’area del Gran Sasso. (fr.r.)
 

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