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Treni lumaca, Mantova-Milano maglia nera

Pendolari esasperati: a dicembre il regionale delle 6.41 ha accumulato un ritardo medio di 15 minuti

MANTOVA. Il 2650 non è un buon numero sulla ruota della puntualità: lo sanno bene i pendolari per Milano, che spesso preferiscono barattare mezz’ora di sonno con la probabilità di arrivare in ufficio almeno per le 9, e affollano così il 2648. Per chi non frequenta i binari, i numeri corrispondono a due treni regionali: orario alla mano, il 2648 parte da Mantova alle 6.10 e arriva a Milano Centrale alle 8.10, il 2658, invece, lascia la stazione di piazza Don Leoni alle 6.41 ed è atteso a destinazione alle 8.40. Che il 2650 non sia affidabile lo certifica anche il sito Tardatreno, che «raccoglie alcune chicche della premiata ditta Trenord Trenitalia», e ogni mese stila la classifica dei convogli lumaca, i più lenti ad arrivare al traguardo.

L’ultima classifica del 2017, relativa a dicembre, vede sul podio della Lombardia ben due treni della direttrice Mantova-Milano: il 2650, con un ritardo medio di 15 minuti (misurato nell’arco di 20 rilevazioni), e il 2652, in partenza da Mantova alle 8.50, frenato da una zavorra di 16 minuti. Il primo posto? Spetta al Milano-Arona delle 18.49, con un ritardo record di 18 minuti (su 17 rilevazioni).

Ovviamente si tratta di un podio precario, alla rovescia, dove si finisce per demerito. Vero, un quarto d’ora di ritardo suona quasi accettabile, fisiologico come i quindici minuti di tolleranza accademica, ma moltiplicato per venti (il numero delle rilevazioni) assume le proporzioni di uno spreco odioso, tre ore di vita buttate lungo i binari. Senza contra che il calcolo della media tutta frulla e diluisce, dentro i quindici minuti ci stanno treni arrivati magari in anticipo e regionali gravati da un affanno di mezz’ora e oltre. E, comunque, al di là dell’esercizio contabile, il termometro migliore resta quello dei pendolari, che si svegliano all’alba e tornano a casa col buio.

Febbre alta, dice Matteo Casoni del comitato InOrario: «Il 2650? Ho fatto la scelta di prendere il treno precedente per rischiare meno. Non ho sotto mano i dati di dicembre, ma so che a novembre il ritardo medio è stato di 9 minuti. Una volta è perché ha nevicato, la successiva per il freddo, quella dopo ancora per colpa di una nutria, le scuse sono mille. E il discorso non riguarda soltanto il 2650, il peggioramento è generalizzato. Tra ritardi, soppressioni, “pendolari paralleli” che non pagano il biglietto sistematicamente, è da quest’estate che la situazione è andata degenerando, precipitando negli ultimi due mesi». Il sospetto di Casoni è che la lettera indirizzata al sindaco di Cremona insieme all’associazione Utenti del trasporto pubblico (Utp), in cui sono riassunti i problemi e i disagi dei pendolari, abbia indispettito Trenord. Ma tale resta, un sospetto, pronto a curvare in speranza: «Speriamo che il 2018 porti il fantomatico raddoppio selettivo della linea». (ig.cip)

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