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MANTOVA

Inchiesta Palazzi, lei dice sì all’archiviazione. Il legale molla la Nizzoli

Pini restituisce il mandato per il caso del sindaco in cui la donna da vittima è indagata. Lui vuole opporsi alla chiusura del fascicolo per tentata concussione, la donna no

MANTOVA. Lui, l’avvocato, voleva opporsi all’archiviazione chiesta dalla stessa Procura dell’inchiesta che vede il sindaco Mattia Palazzi indagato per tentata concussione. Lei, la ex vittima ora indagata per false informazioni al Pm, rea confessa di aver manipolato i messaggi erotici del sindaco trasformandoli in richieste di favori sessuali per non ostacolare l’associazione culturale di cui era vicepresidente, vuole stare ferma e accettare di buon grado la decisione maturata nell’ufficio del procuratore capo Manuela Fasolato.

«Divergenze non sanabili», le definisce l’avvocato Davide Pini. Risultato: ognuno per la sua strada. Oggi stesso il legale rimetterà il suo mandato. Elisa Nizzoli, in quanto indagata, dovrà affidare l’incarico difensivo ad un altro avvocato. Il Pini-pensiero è noto da qualche giorno: l’avvocato, dopo aver letto gli atti e i verbali degli interrogatori, si è convinto che l’accertata manipolazione dei messaggi non sia sufficiente per chiudere il caso. I messaggi si riferiscono tutti ad un arco temporale molto ristretto, dalle 6,40 alle 9,56 della mattina dello scorso 25 agosto: poco più di tre ore. Mentre l’ipotesi della stessa Procura, precisata anche nel decreto di perquisizione, era quella di una tentata concussione continuata per mesi. Una contraddizione che richiede approfondimenti, secondo Pini.

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di Alessandro Taraschi

Non la vede così Elisa Nizzoli, che, messa di fronte alle analisi effettuate sul suo telefonino da una società bresciana, è crollata al secondo interrogatorio. Un semplice copia e incolla della chat, le modifiche sul nuovo testo e via con l”inoltra” alla presidente Cinzia Goldoni. Nè quest’ultima nè Giuliano Longfils, autore dell’esposto ai carabinieri, immaginavano di essere stati presi per il naso dalla Nizzoli, mossa da chissà quali intenzioni. Danneggiare il sindaco? Farsi bella con le amiche delle attenzioni di un uomo importante nel piccolo mondo mantovano? Il fatto certo è che ora la donna vuol mettere una pietra sopra a una vicenda che le ha tirato addosso i fari di tutt’Italia. Contattata ieri sera dalla Gazzetta,si è limitata a dire di parlare con il suo (ex) avvocato. In ogni caso, opposizione o no, la parola definitiva spetta al giudice per le indagini preliminari Gilberto Casari, da cui si attende la decisione sull’archiviazione. Una decisione che, secondo quello che trapela dai corridoi di via Poma, non è affatto scontata.

La vicenda giudiziaria di Palazzi invece resta aperta, perché rimangono in piedi l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio per la gestione dei contributi alle associazioni e l’indagine sul peculato per l’uso dei messi comunali.


 

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