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TIMORI PER IL MINCIO 

Il Parco segnalò la situazione: «Ora pronti a chiedere i danni»

Le sue guardie ecologiche volontarie hanno contributo all’avvio dell’inchiesta. Ora l'ente valuta di costituirsi parte civile al processo

RIVALTA SUL MINCIO. Dopo l’intervento del sindaco di Rodigo, Gianni Chizzoni, che attraverso la Gazzetta ieri ha ringraziato le Fiamme Gialle per l’indagine che sta svolgendo insieme con la magistratura, sulla vicenda arriva un commento da parte del Parco del Mincio. Anche quest’ultimo ente «plaude al risultato dell’inchiesta giudiziaria che ha portato alla denuncia di cinque persone e al sequestro di beni nelle aree Famac-Mantovagricoltura a Rodigo».

Una situazione che, come spiegano da piazza Porta Giulia, «era ben nota all’ente che, attraverso le sue guardie ecologiche volontarie, ha contributo all’avvio nel lontano 2016 dell’inchiesta e dalla quale ora attende di conoscere quali danni siano stati arrecati all’habitat delle Valli del Mincio». Insomma, fu proprio il Parco, insieme con il Comune di Rodigo, a segnalare alla Guardia di Finanza lo stoccaggio sospetto di materiali in quell’area.

E adesso che quei sospetti si rivelano fondati, il Parco «sta valutando, senz’altro, di costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico degli indagati».

L’area di proprietà della Fama, va precisato, si trova al di fuori del territorio di pertinenza del Parco «ma una di esse – scrive l’ente – lì dove erano stati stoccati e lavorati i rifiuti incriminati, è accanto al canale Goldone, uno dei due rami (l’altro è l’Osone) accusati di contribuire, con apporti di diversa natura, al degrado della qualità delle acque dell’habitat protetto della riserva naturale e sito della Rete Europea Natura 2000».

Proprio per questo, «in relazione ai materiali stoccati posti sotto sequestro, nel 2016, attraverso rilievi fotografici eseguiti dalle Gev, il Parco aveva documentato il preoccupante stato di cose e dalla segnalazione alla Guardia di Finanzia era subito partito il primo sequestro e l’indagine svolta dalla procura».

«Il Parco – commenta il presidente Maurizio Pellizzer – ha avviato il Contratto di fiume Mincio nel quale si punta la massima attenzione sui due affluenti in sponda destra del fiume, entrambi al di fuori dei confini del Parco, che riversano limi nel reticolo delle Valli e non può accettare che questa minaccia prosegua impunita».


 

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