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MANTOVA

Comuni e ludopatie: «Ora stessi orari per frenare il gioco»

Caprini sollecita gli altri 14 amministratori del Distretto. «Necessario uniformare le regole per contenere il danno»

MANTOVA. Che la febbre stia salendo lo dicono i numeri e lo confermano gli sguardi spenti di chi si accanisce a rincorrere la fortuna dandosi in pasto a slot machine, videolottery, gratta e vinci, scommesse di ogni sorta. Tanti, gli sguardi spenti come biglie opache, illuminati solo dal lampo della compulsione, il comando a giocare ancora. A rimettere in fila i numeri è l’assessore al welfare Andrea Caprini, che anticipa la prossima mossa: «Chiederò agli altri quattordici Comuni del Distretto di Mantova di fare una ricognizione aggiornata delle sale slot, per verificarne il rispetto della distanza di 500 metri dai luoghi sensibili, e, una volta per tutte, di armonizzazione le fasce orarie».

Argomento delicato, questo dell’armonizzazione delle fasce orarie, più volte sollecitata anche dal Coordinamento No Slot per interrompere il tempo dell’azzardo, mettendo una punteggiatura alla febbre del gioco. È dal marzo 2015, con la giunta Sodano, che il Comune di Mantova comanda lo spegnimento delle slot dalle 12 alle 18 e dalle 23 alle 9: sopravvissuta al tiro incrociato dei ricorsi, l’ordinanza è ancora in piedi. Ma il fronte dei sindaci è spaccato rispetto alla bontà e all’efficacia di una misura che, contestano alcuni, sposta solo il problema di qualche chilometro.

L'assessore Andrea Caprini
L'assessore Andrea Caprini


«So anch’io che non è la soluzione, ma resta uno strumento di contenimento del danno, perché di questo stiamo parlando, di una dipendenza – replica Caprini – Se nel 2015 i giocatori patologici in carico al Servizio territoriale nel Distretto di Mantova erano 43, il dato aggiornato al 2017 è di 76, e parliamo soltanto della punta dell’iceberg, dei giocatori che ammettono di avere un problema e accettano di farsi curare». L’aumento dei giocatori in cura si accompagna all’aumento del volume di soldi spesi in azzardo: nel 2016 sono stati bruciati 84 milioni e 258mila euro, contro gli 83,7 del 2015, mentre le vincite si sono asciugate da 70,5 a 65 milioni di euro.

È la dinamica denunciata da Maurizio Fiasco, sociologo e consulente della Consulta nazionale antiusura, ospite a novembre del Coordinamento No Slot e dell’associazione Vivere Porto: l’azzardo industriale non si fonda più sulla concentrazione dei grandi premi ma sul frazionamento delle vincite, «che servono a gratificare e mantenere alta la propensione a ritentare». Lo stesso Fiasco, a proposito delle fasce orarie, avvertiva del rischio di imporre un’omogeneità che non tenga conto delle differenti caratteristiche dei territori.

Una cosa è certa, con l’attuale geografia sforacchiata, la misura di contenimento non può funzionare. Sui quindici Comuni del Distretto, solo cinque hanno limitato l’orario dell’azzardo: Mantova, San Giorgio, Bagnolo, Marmirolo e Roverbella.(ig.cip)
 

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