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Sindaci schierati con Fava «La Lega non lo escluda»

Appello ai vertici nazionali del movimento di 14 amministratori di centrodestra Tra i firmatari lumbard come Sarasini e Cavatorta ma anche Beduschi e Bottani

«Grande stupore e incredulità per l’esclusione di Gianni Fava dalla rosa dei candidati della Lega per la tornata elettorale del 4 marzo». Inizia così un documento firmato da quattordici sindaci di centrodestra inviato ai vertici provinciali della Lega ma, cosa forse più rilevante, agli uomini posti all’apice del movimento, vale a dire il segretario della Lega Lombarda, Grimoldi e quello federale Matteo Salvini. L’appello è indirizzato anche al candidato alla presidenza della Regione per il centrodestra, il leghista Attilio Fontana.

Preso atto che la direzione provinciale della Lega ha escluso l’assessore regionale all’agricoltura dall’elenco dei nominativi inviati ai vertici per le candidature a elezioni nazionali e, in questo caso, regionali, il documento è un invito (si vuole rispettare l’autonomia del Carroccio nella scelta dei propri candidati) a lasciare decidere agli elettori de Fava debba o non debba entrare a far parte del consiglio regionale lombardo. Le motivazioni sono simili a quelle espresse nei gironi scorsi dai rappresentanti di diverse categorie produttive (in particolare legate all’agricoltura), ma la differenza che non può scappare è che le firme sono di amministratori eletti dal centrodestra mantovano. Leghisti, certo, ma anche appartenenti ad altre aree , da Forza Italia ai centristi alle civiche orientate con questa coalizione.

Le firme sono dei sindaci di Commessaggio, Sarasini; Viadana, Cavatorta; San Martino dell’Argine, Renoldi; Marcaria, Malatesta; Cavriana, Cauzzi; Borgo Virgilio, Beduschi; Curtatone, Bottani; Canneto, Zucchina; Casalmoro, Perini; Poggio Rusco, Zacchi; San Benedetto Po, Lasagna; Borgofranco Po, Superbi, San Giacomo delle Segnate, Brandani; Magnacavallo, Marchetti.

«La nomina di Fava nella Giunta voluta dal Presidente Maroni è stata una scelta che ha riavvicinato Mantova a Milano - si legge - è stato fautore di azioni che hanno messo al centro dell’attenzione il territorio e la sua gente, tralasciando spesso le appartenenze politiche (...). Il nostro pensiero vuole essere una forte testimonianza di quanto le istituzioni abbiano bisogno di un punto certo di riferimento, di una figura che si sia fatta apprezzare dando risposte concrete, dirette e qualificate, di una figura capace di catalizzare consensi anche da chi non la pensa politicamente allo stesso modo (...) uomini capaci ed importanti per un territorio non dovrebbero essere lasciati a loro stessi ma essere valorizzati e impiegati come esempio di virtuosità amministrativa».



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