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Beni per 24 milioni di euro. Il Comune vuole vendere

Via Roma prova a mettere sul mercato le proprietà. Possibile anche rateizzare. Tra gli immobili gli uffici giudiziari di via Chiassi, palazzo Soardi e le Pescherie

MANTOVA. Oltre ventiquattro milioni di euro cristallizzati in beni immobiliari e in terreni che non si riesce a vendere. Anzi, il verbo più adeguato è alienare, perché stiamo parlando di proprietà comunali (quindi anche nostre) che via Roma mette sul mercato per portare fondi nelle casse. Con risultati poco significativi. «Poche centinaia di migliaia di euro all’anno - stima il vice sindaco e assessore al bilancio con delega anche al demanio, Giovanni Buvoli - per questo motivo stiamo mettendo mano al regolamento delle alienazioni per rendere più appetibile il nostro patrimonio immobiliare. La principale novità sarà la possibilità di acquistare con un pagamento rateizzato, che oggi è possibile solo per gli appartamenti».

Sembra una cosa da poco, ma in realtà c’è da chiedersi per quale motivo questa possibilità non sia stata studiata (con adeguati strumenti che evitino il pagamento solo parziale del bene) prima dal Comune, che ha avuto a che fare (soprattutto le amministrazioni più recenti) con tetti di spesa e giri di vite sui trasferimenti da Roma non da poco. In ogni caso, il vice sindaco spiega che il nuovo regolamento, con questa novità, dovrebbe essere approvato dalla giunta alla fine di gennaio e gli inizi di febbraio per poi prendere la via delle commissioni e, infine , approdare in aula entro la fine di febbraio.

L’elenco di beni inseriti da più amministrazioni nel piano alienazioni (e ivi rimasti) è abbastanza lungo e comprende edifici di pregio, tanto da aver più volte destato qualche dubbio sull’opportunità di liberarsene. Ma se si guarda meglio ci si rende conto che si tratta di edifici che già ora non sono aperti al pubblico o che sono sede di istituzioni (che certo non verranno sfrattate) oppure ospitano locali e negozi che non verranno chiusi in caso di alienazione (semplicemente cambieranno padrone di casa, ma manterranno il contratto in essere). «Ci sono gli uffici giudiziari di via Chiassi (valore: due milioni), l’ex casello idraulico di via Ciro Menotti (460mila euro), l’edificio che fa parte di Palazzo della Ragione e dove c’è un locale che si affaccia su piazza Concordia (410mila euro), porzioni delle Pescherie (la parte rimasta al Comune in quelle di Levante, 170mila euro e quelle di Ponente, dove ci sono gli uffici dello sport, 295mila) - dice Buvoli - c’è inoltre la cosiddetta Casetta del maresciallo in via Guerra (ex custode, 93mila euro), un negozio in via Salandri a Borgo Pompilio (95mila euro)».

Ci sono poi beni non immediatamente disponibili, ma che in caso di offerte concrete potrebbero mettere in movimento una riorganizzazione degli uffici comunali per consentire l’alienazione: gli uffici di via Gandolfo (Palazzo Soardi, Sala degli Stemmi esclusa, a 4 milioni e 300mila), il comando della polizia locale di viale Fiume e l’ex scuola di Te Brunetti che da anni è divenuta sede dell’assessorato ai lavori pubblici.

«Il totale delle alienazioni inserite del piano 2018-2020 è di circa 24 milioni e mezzo - conclude Buvoli - 17 milioni di euro in fabbricati (esclusi gli appartamenti) e quasi sei milioni in terreni, tra i quali un’area di 12mila metri quadrati in località Trincerone in fregio alla ferrovia (un milione e mezzo), un’area in vicolo Maestri da 430mila euro e un lotto edificabile a Colle Aperto (400mila euro)».


 

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