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Cocco e Beat in pediatria, in corsia torna il sorriso

Dopo Asola e Pieve anche al Poma arriva la pet therapy per i piccoli pazienti. Un coniglio bianco e un Golden Retriever accompagnano le terapie tradizionali

MANTOVA. Cocco e Beat arrivano in pediatria a Mantova per regalare un sorriso ai bimbi. La pet therapy grazie a loro entra al Poma. Sì, perché Cocco è un dolcissimo coniglio bianco, Beat un simpatico e affettuoso Golden Retriever.



Due quattro zampe speciali guidati all’interno delle corsie ospedaliere da Paola Zapparoli e dagli educatori cinofili dell’associazione Piccolo Campo. Il progetto è promosso da Abeo in collaborazione con Lions Club Mantova Andrea Mantegna che ha contribuito donando 3mila euro e l’Asst di Mantova. «Avevamo portato la pet therapy nel 2016 nell’ospedale di Asola e poi nel 2017 a Pieve di Coriano – spiega il presidente di Abeo Vanni Corghi–. Con le nostre iniziative cerchiamo sempre di aiutare i piccoli pazienti a ridurre lo stress e il trauma dell’esperienza ospedaliera».

La pet therapy diviene una “terapia dolce” che va ad integrare le terapie mediche tradizionali. A Pieve di Coriano tutti i martedì pomeriggio c’è Beat mentre ad Asola il protagonista al mercoledì è Cocco. Nello specifico il Golden aiuta i ragazzi con problemi alimentari, il batuffolo bianco invece affianca i bambini nel preoperatorio e li aiuta a rilassarsi. «Con Cocco entriamo anche nelle stanze di degenza dei bimbi che non si possono muovere – spiega la Zapparoli –. Non instauriamo legami solo con i pazienti ma anche con i genitori e tutto lo staff medico».

Nelle corsie di Mantova da dicembre troviamo sia Cocco che Beat che turnandosi ogni 15 giorni rallegrano le ore pomeridiane del giovedì. Beat prima fa vista a chi sta affrontando il day hospital e poi si sposta in reparto entrando nelle stanze dei pazienti, proprio come Cocco, salendo anche sui letti per la felicità dei piccoli ricoverati. E Beat ha avuto modo di incontrare anche i bambini che viaggiavano sul pullman uscito fuori strada a Ospitaletto. «Erano passati già 10 giorni – raccontano gli educatori cinofili - ma i loro visi erano ancora cupi. Si poteva leggere il loro trauma ma grazie a Beat siamo riusciti a farli sorridere».

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