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Serravalle a Po: la Sepre è fallita

Debiti per quasi 5 milioni, respinta la domanda di ammissione al concordato

SERRAVALLE A PO. Il tribunale di Mantova ha dichiarato il fallimento della Serravalle Prefabbricati.

Non è stata accolta, dunque, la domanda per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo presentata dall’amministratore unico e legale rappresentante Filippo Davì. Un’altra mazzata per i 18 dipendenti licenziati lo scorso dicembre. Dipendenti che non hanno ricevuto un euro dallo scorso settembre e, in alcuni casi, addirittura da agosto. La rabbia è palpabile, ma le speranze di recuperare gli stipendi arretrati paiono ridotte al lumicino.

Il tribunale ha nominato come curatore Virgilio Sallorenzo, il giudice delegato sarà Andrea Gibelli. L’esame dello stato passivo è previsto per il 2 maggio. L’azienda era specializzata nella produzione e nel commercio di prefabbricati e manufatti per l’edilizia in cemento, in ferro e in ferro-cemento.

La vicenda parte nel 2012, con l’uscita dello stabilimento di Serravalle dalla galassia Vela e il tentativo di rilancio con il marchio Sepre dopo l’ingresso nell’orbita della famiglia Betteghella. L’azienda cresce e sembra essere immune dalla crisi generale del settore. Il gruppo Betteghella, però, nel 2016 esce dalla proprietà.

A marzo dello scorso anno scattano le prime proteste dei dipendenti per gli stipendi arretrati e il mancato pagamento degli straordinari. Il quadro si complica e la situazione precipita nei mesi successivi, fino alla richiesta di concordato. Al 31 ottobre la perdita d’esercizio supera il milione e mezzo, mentre le passività toccano quota 4 milioni e 700mila euro. Di questi, due milioni e 20mila euro verso i fornitori e più di 800mila verso i lavoratori.

I dipendenti si riuniscono in assemblea e autorizzano i sindacati a firmare il verbale di licenziamento collettivo. La rabbia verso la proprietà non tarda ad esplodere. Ad ognuno dei 18 licenziati, infatti, manca una somma superiore ai 15mila euro. Il tutto considerando mensilità e ferie arretrate, tredicesima e straordinari non pagati e perfino la mancata fornitura dei ticket restaurant. Si arriva, infine, ai giorni recenti con la definitiva parola fine per un’azienda punto di riferimento del territorio.
 

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