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Archivio di Stato a rischio per la carenza di personale

Dal giugno 2015 cinque pensionamenti, altri tre arriveranno in maggio. Dopo il taglio di due pomeriggi probabilmente si dovrà chiudere al sabato

MANTOVA. Se palazzo Ducale è a corto di personale e il direttore del complesso museale, Peter Assmann, ha dovuto chiudere Corte Vecchia (per ora solo di mattina) e modificare orari e percorsi, l’Archivio di Stato non è in condizioni migliori. Vien da dire che se Atene piange, Sparta non ride. La direttrice, Luisa Onesta Tamassia, è seriamente preoccupata per il futuro. Tanto più perché il problema, noto da tempo, non ha trovato soluzione in questa legislatura, ora agli sgoccioli. Come il Ducale, anche l’Archivio dipende dal ministero dei Beni culturali, che di risposte, finora, non ne ha date granché.

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E nemmeno la migrazione di personale dal Ducale ha aiutato via Ardigò. Nessuno dei sette custodi che hanno lasciato la reggia ha chiesto il trasferimento in Archivio. Sono tutti passati al museo Archeologico. Al momento la situazione dell’Archivio è che i dipendenti sono undici. Dal giugno 2015 a oggi ci sono stati cinque pensionamenti e altri tre avverranno il prossimo maggio. Così da giugno a fare funzionare l’Archivio rimarranno in otto. A ciò va aggiunta una sorta di beffa: un custode risulta ancora nella pianta organica dell'Archivio a Mantova, mentre in realtà lavora da tempo in Alto Adige. L’ipotesi del disguido, se così si può chiamarlo, è che la Provincia autonoma di Bolzano abbia problemi di comunicazione con lo Stato Italiano. Nell’ala del palazzo dei Gesuiti di Mantova con annessa la sacrestia della ss. Trinità, quali scenari si aprono?



Nel 2016, anno di Mantova capitale della cultura, l’Archivio di Stato era stato costretto a ridurre da quattro a due i pomeriggi di apertura della sala di studio. Dal prossimo giugno: o i due pomeriggi superstiti tireranno giù la saracinesca, o ad abbassarla sarà il sabato mattina (e siccome il sabato pomeriggio c’è chiuso, come il venerdì pomeriggio, gli studiosi faranno la settimana corta). Eppure tutto va bene. A Roma. Al Ministero i numeri parlano chiaro. In Italia, negli uffici (e archivi) che dipendono dal ministero dei Beni culturali non c’è carenza di personale. Lo dicono le statistiche. Per usare una metafora, il pollo è intero. Per sdrammatizzare possiamo dire – e ci dispiace dirlo – che a Nord si sgranocchiano ossa, zampette, qualche mezza aluccia e fegatini per fare il brodino con i maltagliati, mentre nel Meridione son cosce, petti e gran giulebbi. Comunque la dottoressa Tamassia si rifiuta di gettare la spugna. Non si arrende. Con la cultura si mangia. Ma non ci si può accontentare del solo turismo culturale di massa, con visita al Ducale e panino o tortelli di zucca e sbrisolona. La natura e la vocazione dell’Archivio è di fare ricerca. L’Archivio è nato, con regio decreto, nel 1868. Per celebrare i 150 anni, nei giorni del Festivaletteratura sarà pubblicato un volume con saggi di studiosi che sono passati dal nostro Archivio. Tornando alle contingenze, la carenza di personale non investe solo aspetti di custodia e vigilanza, ma anche archivisti e amministrativi. Chi tiene aperta la sala di studio? Chi fa le gare per le pulizie? Chi acquista la carta per le fotocopie? Chi paga le bollette? Siamo davvero preoccupati. Sia per il fratellone Ducale, che per il fratellino Archivio. Uno accoglie il popolo dei turisti. L’altro studiosi e studenti. Ma la famiglia è la stessa. Il papà di tutt’e due – non il patrigno, si spera – è lo Stato italiano.
 

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