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Magazzini del sale, l’appello: «Se nulla si muove, vendo»

L’idea del proprietario: ricavarne una galleria d’arte contemporanea gestita da una fondazione. «Ma Mantova non sposa l’iniziativa, è tutto fermo»

MANTOVA. Il restauro degli ex Magazzini del sale, fronte retro in via Accademia e via Tazzoli, è fermo da tempo.

«Dal punto di vista architettonico abbiamo ottenuto ciò che ci interessava, la Sovrintendenza ha approvato il nostro progetto, a parte il ripristino della finestratura originale del fienile, su cui si potrebbe eventualmente ridiscutere», dice Massimo Ghisi, titolare con la moglie Vanna Bernardelli della società Disegno, che nel 2009 acquistò i Magazzini da una società di investimenti a cui i Monopoli di Stato lo avevano venduto. Ma, tutto sommato, la finestratura appare un problema secondario: il fienile fu trasformato nell’appartamento del direttore dei Monopoli e le finestre originali del ’500 vennero tagliate a rettangolo negli anni ’50 del ’900, mentre sei furono murate.

Nati alla fine del ’400 i Magazzini sono grandi anziani. Le antiche mura della città, romane, li attraversano come una spina dorsale. Poi ai Magazzini Monopolio di Stato (sali e tabacchi) furono innestate le stalle del 1530 (comprendenti l’accennato fienile per la biada dei cavalli al piano nobile, e un elegante colonnato dabbasso) del palazzo di Ferrante Gonzaga di Guastalla e di suo figlio Cesare, oggi sede dell’Accademia nazionale virgiliana, stalle che stavano di fronte al palazzo. Uno spazio immenso, aperto al pubblico l’ultima volta nel 2010 per le giornate del Fai: 1.700 metri quadrati, tanto che, ristrutturato, avrebbe potuto contenere il vicino Conservatorio, che da piazza Dante Alighieri si trasferì in via Conciliazione. Un plesso, i Magazzini, che fa parte dell’antica “forma urbis” di Mantova, e nessuno vorrebbe che il monito degli antichi “Roma quanta fuit, ipsa ruina docet”, per quanto splendido, divenisse realtà a Mantova: la grandezza della nostra città sarebbe provata dalle sue rovine. O comunque da un palazzo fermo nei restauri e quindi non utilizzato a dovere.

«È sempre difficile riuscire a cambiare le cose», dice Ghisi, il proprietario. A parte il Conservatorio, l’idea principale era ed è ancora quella di trasformare i Magazzini in galleria d’arte contemporanea: la proposta venne avanzata già al sindaco Fiorenza Brioni. Una galleria pubblica. «Noi metteremmo l’edificio e una fondazione costituita ad hoc potrebbe gestire la galleria», prosegue Ghisi, che nel 2011, nella sua residenza a palazzo Beccaguti Cavriani in via Mazzini, durante un open studio di Mantovacreativa proiettò un video con la sua idea di restauro, rispettoso della bellezza dell’antico, che solo entrando nei Magazzini può essere compresa.

Per metterli a posto ci vorrebbero tre milioni di euro. Non sono poi molti per un palazzo straordinariamente bello. «Un comitato scientifico, dopo un anno e mezzo di lavoro, ha messo a punto un progetto architettonico e culturale, con interventi interdisciplinari per una serie di attività innovative e attraenti, comprendenti anche l’arte della parola e la filosofia, senza dimenticare una caffetteria di ristoro. O si parte con grandi progetti decisamente internazionali, o meglio non fare nulla», dice Ghisi, che sottolinea come «il progetto sia conforme agli standard museali di maggior rilievo, recuperando ampi spazi dello stato originario, esaltandone il sapore antico, e inserendo elementi architettonici contemporanei che rendono la fruizione piacevole».

La giusta ambizione va in direzione di arte, musica, teatro contemporanei: «Lavorare in maniera sinergica mettendo in collegamento tutti i musei d’arte contemporanea dell’asse del Brennero – da Bolzano a Bologna passando per Mantova – realizzando eventi, anche condivisi, per attrarre pubblico dal nord Europa e da tutto il mondo». Questo il sogno, la visione. Ma nella realtà cosa accade? «Sembra che Mantova non sposi questa iniziativa, non abbia il sentore del suo valore per la città. È tutto fermo. Speravamo che il progetto sfociasse in una fondazione pubblico-privato per la realizzazione di questo spazio», dice Ghisi. Che conclude: «Se il progetto non dovesse trovare attuazione, avendo ottenuta la liberalizzazione della destinazione, data la bellezza architettonica anche per soluzioni alternative, penserei di vendere i Magazzini».

Peccato. Mantova risponde sommessamente alla contemporaneità. Una soluzione sarebbe utile, a tutti.

Gilberto Scuderi
 

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