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Interventi ginecologici. San Clemente dice stop

Ultima operazione ad aprile, restano le indagini diagnostiche e l’ambulatoriale. Ricaduta sul Poma: ogni anno nella casa di cura vanno sotto i ferri 200 donne

MANTOVA. Stop alla chirurgia ginecologica complessa, tumori compresi, pur mantenendo le indagini diagnostiche e l’attività ambulatoriale.

La decisione finale sarà resa solo a metà febbraio dai vertici della clinica San Clemente, ma l’orientamento dell’ospedale privato di viale Pompilio sembra essere questo.

La voce della chiusura della sala operatoria di chirurgia ginecologica per i casi più impegnativi circola già da metà dicembre, tanto che alcune pazienti della casa di cura, accreditata e convenzionata con il servizio sanitario nazionale, sono già state informate che a partire da metà aprile non saranno più eseguiti gli interventi più complessi come quelli tumorali.



Se così fosse le donne che devono sostenere un intervento di chirurgia ginecologica e che fino ad ora si sono appoggiate alla clinica che fa capo alla Fondazione Teresa Camplani dovranno ripiegare sugli ospedali dell’Asst: Carlo Poma, Asola e Pieve di Coriano.

L’ipotizzato taglio della chirurgia ginecologica in San Clemente potrebbe avere ricadute sugli ospedali pubblici: la casa di cura esegue infatti circa 200 interventi all’anno e i suoi specialisti, tra l’altro volti noti della sanità mantovana, operano circa un terzo dei tumori all’utero della provincia di Mantova. Se tutte queste pazienti dovessero passare nelle mani del Poma, in strada Lago Paiolo servirebbero almeno due sedute in più a settimana, cosa tra l’altro realizzabile visto che ultimamente la squadra dei ginecologi dell’Asst è al completo. La chirurgia ginecologia in San Clemente è stata attivata una decina d’anni fa ed ha avuto un progressivo incremento grazie anche alla presenza di ex primari ospedalieri di provata esperienza che per anni hanno operato all’azienda ospedaliera di Mantova. Difficile, per il momento, capire perché i vertici della clinica stiano valutando il taglio di un servizio così importante.

Problemi di budget? Carenze di organico? Mancanza della rianimazione? Qualche spiegazione in più potrebbe arrivare dalla riunione prevista a metà febbraio, anche se è ormai appurato che molte cliniche private, e tra queste anche quelle convenzionate, puntino principalmente la loro attività verso la specialistica ortopedica, facilmente programmabile, con meno rischi rispetto alla chirurgia oncologica, e senza dubbio più remunerativa sotto il profilo dei rimborsi rispetto ai costi sostenuti per altri tipi di intervento chirurgico.

In ogni caso nella clinica di viale Pompilio resteranno in funzione l’attività ambulatoriale e di isteroscopia. Il taglio riguarderebbe principalmente la chirurgia legata ai tumori e agli interventi più complessi. In San Clemente sono operativi anche i reparti di Chirurgia (che comprende urologia e chirurgia plastica), Ortopedia, Riabilitazione specialistica e Medicina, oltre ovviamente a tutta la specialistica ambulatoriale.


 

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