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MANTOVA

Per la cartiera è di nuovo scontro ambiente-lavoro

Il ritiro dei ricorsi degli enti torna a dividere. Sindacalisti soddisfatti: ora un tavolo con noi e l’azienda

MANTOVA. Sindacati soddisfatti e comitati sul piede di guerra: il caso cartiera vede ancora una volta mondo del lavoro e mondo ambientalista su fronti opposti. Questa volta a dividere è la decisione dei Comuni e del Parco del Mincio di ritirare i ricorsi al Tar contro l’Aia (autorizzazione integrata ambientale) rilasciata nel 2016 dalla Provincia alla cartiera Pro-Gest.

«Auspicavamo il ritiro dei ricorsi. Il dimezzamento dell'inceneritore e il divieto di bruciare rifiuti da fuori fanno sì che alla conferenza di Via (valutazione di impatto ambientale) si parta da condizioni nettamente migliorative rispetto all'Aia 2014» commenta il segretario generale della Cgil Daniele Soffiati, che plaude anche alla costituzione, annunciata dal sindaco Palazzi e dall'assessore Murari, di un osservatorio sulla qualità dell'aria per monitorare le emissioni della cartiera, aperto alla collaborazione di comitati e medici per l'ambiente: «Mantova - conclude - non può rinunciare a investimenti così importanti per la creazione di nuova occupazione».

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Sulla stessa linea il segretario della Cisl Dino Perboni: «Quella assunta dagli enti è una decisione positiva - dichiara - Il ritiro dei ricorsi garantisce il proseguo dell'investimento industriale di Pro-Gest e rappresenta un passo positivo e costruttivo da parte degli enti locali alla realizzazione dell’investimento industriale. È quanto abbiamo sempre auspicato, realizzare un equilibrio fra il tema della salute dei cittadini e quello della crescita economica ed occupazionale, e quindi la realizzazione di uno sviluppo economico e sociale rispettoso delle istanze ambientali ed occupazionali. A questo va aggiunta la prospettiva di un investimento importante che consente di recuperare un impianto industriale dato per “morto”, che potrà rendere più competitivo il settore italiano di produzione carta e cartone che viceversa dovrebbero essere reperiti all’estero, con uno svantaggio occupazionale oltre che di costi».

Secondo Perboni però diventa fondamentale e necessario, che la Provincia insieme ai Comuni dell’area di Mantova, a partire dagli enti locali che hanno ritirato il ricorso, si facciano promotori di un tavolo di confronto con le parti sindacali e con il gruppo Pro-Gest, per promuovere percorsi di riqualificazione ed aggiornamento utili a reimpiegare gli ex lavoratori della Burgo, ed anche disoccupati di altri impianti industriali che a Mantova sono stati chiusi o drasticamente dimezzati. Si tratta di dare corso ad un’azione per rafforzare in modo strutturale la crescita e lo sviluppo socio-economico del territorio».

Di diverso parere gli ambientalisti che sostengono uno dei due ricorsi ancora pendenti al Tar. Sergio Ciliegi sostiene che non è vero che «se il Tar annullasse l’Aia 2016 si tornerebbe all’Aia Burgo 2014 che autorizzava anche l’inceneritore da 80mila tonnellate» poiché «dagli atti risulta che l’Aia rinnovata alla Burgo nel 2014 non comprendeva l’attività Ippc di incenerimento di rifiuti». Ma anche «che gli inceneritori sono industrie insalubri di prima classe dal 1994 e che per questo anche l’autorizzazione del 1999 fu rilasciata in contrasto con la legge sanitaria». Per il comitato di quartiere Rabin poi «anche solo pensare che "quanto ottenuto è meglio della miglior sentenza possibile" è quantomeno scorretto nei confronti delle migliaia di cittadini coinvolti in questa situazione e ricorda tanto un certo Ponzio Pilato».

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