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Mantova, per la vecchia proprietà dell'Acm salta il concordato

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Mantova, per la vecchia proprietà dell'Acm salta il concordato

Passivo di quasi 2,6 milioni: la società non deposita il piano di rientro. Il Tribunale ora deciderà sull'istanza di fallimento del pubblico ministero

MANTOVA. La srl Mantova Football Club è di nuovo a rischio fallimento dopo essere già sparita dal calcio rimpiazzata dal Mantova 1911. Era fissato al 2 febbraio il termine ultimo per presentare in tribunale il piano a supporto della richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo depositata il 4 ottobre scorso. Ma in via Poma non è arrivato nulla. Non è escluso che nei prossimi giorni la società depositi una rinuncia formale alla proposta di concordato, ma la sostanza a quel punto non cambierebbe.

Mantova calcio: i 10 mesi di bugie dei soci romani Tante, tantissime le bugie raccontate dai proprietari romani del Mantova calcio nei loro 10 mesi in viale Te. Sin dal primo giorno e dall'acquisizione tramite una Zoldan costruzioni rivelatasi fasulla hanno raccontato alla città e ai tifosi frottole. Abbiamo messo in fila le maggiori, quelle smentite spudoratamente dai fatti, evitando di addentrarci nella messe di voci di trattative, cordate e tutto il resto che hanno sfinito la piazza nell'ultimo mese.

Una volta appurato che alla scadenza della seconda proroga concessa, la società che fino all’anno scorso guidava l’Acm non ha presentato il necessario piano di rientro per i creditori, il Tribunale dovrà esprimersi sull’istanza di fallimento presentata dal pubblico ministero e “congelata” dalla successiva richiesta di ammissione al concordato. Il mancato deposito sarebbe dovuto al non raggiungimento del budget necessario: almeno il 20% di un passivo di circa 2,6 milioni di euro a cui andavano aggiunti una serie di altri importi per un totale che oscillava tra gli 800mila e il milione di euro.

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Somma che la società tuttora guidata dal presidente Marco Claudio De Sanctis avrebbe dovuto recuperare basandosi su finanze esterne in quanto rimasta con un patrimonio irrisorio dopo la perdita dei diritti sportivi. In sostanza i numerosi soci (ognuno dei quali detiene quote non superiori al 10%) avrebbero dovuto/potuto contribuire al pagamento dei debiti intervenendo personalmente. Non erano obbligati ed evidentemente troppo pochi si sono fatti avanti. Per meglio comprendere le dinamiche legali della vicenda bisogna fare un salto indietro a fine giugno 2017, quando in tribunale arriva una prima istanza di fallimento. È di una signora che pretende il pagamento del suo credito, di 1.650 euro. Nelle settimane successive la somma viene pagata dal club e il creditore ritira la richiesta. Ma il 14 settembre arriva l’istanza di fallimento del pubblico ministero che evidentemente ravvisa una situazione debitoria senza via di uscita. Poi ecco la domanda di concordato preventivo e a dicembre la richiesta di una proroga di 60 giorni per la presentazione del piano di rientro. Non è bastata.

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