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L’Arpa accusa la Chimica Pomponesco: trattati rifiuti pericolosi non autorizzati

«Trattato un rifiuto pericoloso senza autorizzazione. Avvertiremo la procura». I comitati: pronti a costituirci parte civile

Esplosione alla Chimica Pomponesco: vigili del fuoco al lavoro Un boato fortissimo, che ha svegliato l’intero paese, che ha fatto vibrare i vetri delle case e temere il peggio, un nuovo terremoto. A provocarlo, invece, non un sisma ma una deflagrazione alla Chimica Pomponesco, azienda del Gruppo Frati in via Delle Industrie. L’esplosione avvenuta ieri mattina alle 7.15 ha interessato l’essiccatore che tratta le acque di lavaggio, un impianto non legato alla produzione. Inizialmente sembrava interessato il serbatoio dell’azoto, invece i vigili del fuoco hanno subito escluso la possibilità. Un operaio è rimasto ferito, fortunatamente non in modo serio. Al lavoro vigili del fuoco di Mantova e Viadana, carabinieri, protezione civile, Asl, Arpa. (video Lodi Rizzini)

POMPONESCO . L’Arpa comunicherà all’autorità giudiziaria i contenuti della relazione sull’incidente avvenuto il 20 luglio scorso alla Chimica Pomponesco, azienda del Gruppo Frati con sede in via delle Industrie. Secondo l’Agenzia regionale per l’ambiente, l’azienda potrebbe aver «effettuato, seppure saltuariamente, un’attività di trattamento e gestione di un rifiuto pericoloso non descritta nel decreto Aia (Autorizzazione integrata ambientale), e pertanto non autorizzata». Spetterà poi alla Procura valutare la segnalazione, e decidere se e come eventualmente procedere.

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Il 20 luglio si era verificata una deflagrazione all’interno dell’apparecchio denominato Voom, utilizzato per l’essiccazione delle acque di lavaggio delle autoclavi di produzione di polimeri acrilici. L’impianto era utilizzato per la produzione di polimeri reticolati dell’acido acrilico, utilizzati come addensanti nei pigmenti per la stampa tessile e, per la loro atossicità, nell’assorbenza igienica e in cosmesi. Lo scoppio aveva danneggiato pesantemente tetto e pareti dello stabilimento, rendendolo parzialmente inagibile. Non si erano tuttavia verificati danni alle persone, salvo un operaio ferito non gravemente per il contraccolpo subito, e non si erano registrate emissioni in atmosfera o sversamenti di sostanze tossiche.

L’area interessata era stata dapprima posta sotto sequestro, e poi al centro di importanti lavori di ristrutturazione.

La relazione Arpa sull’incidente e le sue conseguenze è stata inoltrata alle associazioni “Noi, Ambiente, Salute” di Viadana, “Comitato intercomunale per la qualità della vita” Dosolo e “Collettivo nonviolento Uomo Ambiente” Guastalla, che avevano esplicitamente chiesto di essere tenute informate. Stando all’attività di approfondimento svolta da Arpa, si sarebbe ravvisato il trattamento nell’impianto Voom, in mancanza della prevista autorizzazione, di un refluo da identificare come rifiuto pericoloso. «Di quanto sopra – assicurano i responsabili Arpa – si provvederà a dare comunicazione, negli stretti tempi tecnici, all’autorità giudiziaria».

Il sindaco Pino Baruffaldi è a conoscenza di tali sviluppi: «Come amministrazione, ci rimettiamo alle valutazioni sul fatto di Arpa e Procura. Sappiamo, peraltro, che l’azienda ha da tempo dichiarato che avrebbe abbandonato quel tipo di lavorazioni». Sul piede di guerra invece i comitati ambientalisti: «Qualora si apra un procedimento penale, come associazione ci costituiremo parte civile a tutela della popolazione locale» Le associazioni lanciano inoltre pubblicamente una serie di interrogativi: «Ad Arpa: l’azienda è stata sanzionata? In che misura? Ai vertici di Ats Valpadana: quali miglioramenti si sono ottenuti in campo sanitario, nella popolazione in età pediatrica, a seguito delle prescrizioni e raccomandazioni emesse a seguito dell’indagine ambientale-epidemiologica Viadana2?». Le associazioni suggeriscono, infine, la sospensione dell’autorizzazione all’ampliamento in corso per la Chimica, «in attesa dei necessari accertamenti», e il riesame dell’Aia.


 

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