Quotidiani locali

MANTOVA

Omicidio sul ponte, il fratello della vittima: «Ora vogliamo la verità»

Il delitto Tallarico, sul ponte di San Giorgio. «Sandro temeva qualcuno? Non me l’ha mai detto. Non so se l’orefice sia colpevole ma è una strana coincidenza che fosse lì»

Omicidio sul ponte: nuova caccia all'arma del delitto sulle rive del lago Continuano a concentrarsi sulla ricerca dell’arma, presumibilmente una pistola a tamburo, le indagini sull’omicidio di Sandro Tallarico, il 57enne commerciante freddato con quattro colpi di revolver la mattina dello scorso 17 gennaio sulla pista ciclabile del ponte di San Giorgio. Lunedì mattina uomini del Saf, il nucleo speleo alpino fluviale dei vigili del fuoco, e dei carabinieri hanno passato al setaccio un’ampia zona di riva del lago Inferiore e le aree verdi più prossime al Campo Canoa. (Video Stefano Saccani) LEGGI L'ARTICOLO

MANTOVA. «L’orefice indagato? Sì, lo conosco, ma solo di vista, molti anni fa aveva il negozio qui vicino, in via Verdi. E comunque mio fratello di lui non parlava mai». Un ex amico con cui tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta aveva condiviso la passione politica tra le fila dell’estrema destra. Tutto qui.

leggi anche:

E quindi? Cosa c’è dietro l’assassinio di Sandro Tallarico, il 57enne commerciante freddato con quattro colpi di pistola la mattina del 17 gennaio scorso sulla ciclabile del ponte di San Giorgio? E quale potrebbe essere il movente che ha armato la mano dell’assassino, sempre che si tratti davvero di Brunetto Muratori, il 72enne orefice, finora unico nome iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio volontario?

Paolo Tallarico
Paolo Tallarico

Domande a cui Paolo Tallarico, fratello della vittima, non sembra essere in grado di rispondere. «Noi della famiglia non sappiamo nulla dell’evoluzione delle indagini, i carabinieri lavorano ma non ci fanno sapere. Speriamo solo che si arrivi alla verità, adesso conta solo questo» dice senza lasciarsi trascinare da facili colpevolismi. «Certo – aggiunge prudente – è una strana coincidenza che l’orefice fosse proprio lì quando è accaduto il fatto».

leggi anche:



Il negozio di cappelli di piazza Marconi, dove da un paio di anni Sandro Tallarico lavorava in aiuto al fratello, ieri era aperto dopo essere stato chiuso per giorni, a seguito del tragico fatto di sangue. «È successo tutto proprio quando io e mio fratello ci eravamo ritrovati – nelle parole di Paolo il rimpianto si mescola al dolore della perdita – per tanti anni aveva avuto delle attività commerciali nella zona del Garda. Là si lavora anche nel fine settimana, per cui non ci si vedeva mai».

Ma da quando, ogni mattina con straordinaria puntualità, Sandro arrivava in città da Roverbella per andare in negozio, i due fratelli avevano rinsaldato il rapporto e riacceso un affetto familiare rimasto per anni sopito. Fino a quel terribile mercoledì mattina, in cui Sandro Tallarico, lasciata l’auto al parcheggio di Sparafucile, si è incamminato lungo la ciclabile del ponte di San Giorgio in direzione del centro storico, per raggiungere il fratello al lavoro. Ma non c’è mai arrivato.

leggi anche:



«Non so se Sandro avesse paura di qualcuno o di qualcosa – spiega ancora Paolo – a me non ha mai fatto capire nulla. Ma credo che se avesse avuto dei timori non mi avrebbe detto niente per non preoccuparmi, lui era fatto così». Sia Paolo Tallarico che la moglie sottolineano il fatto che la presenza del coltellino a serramanico, ritrovato a terra e con la lama aperta sul luogo del delitto, non testimonia il fatto che Sandro si sentisse minacciato. «Ce l’aveva sempre in tasca, come il cellulare o le chiavi di casa, fin da quando era ragazzo».

leggi anche:

leggi anche:

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon