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Casaloldo, le botte dopo le nozze combinate

Il processo. Condannato a quattro anni per maltrattamenti alla moglie a cui estorceva denaro

CASALOLDO. Quattro anni di reclusione e 3mila euro di multa: è questa la pena inflitta dal giudice Ivano Brigantini a Bekim Dauti, 36 anni, di nazionalità macedone, finito a processo per maltrattamenti ed estorsione nei confronti della moglie. La donna, il 7 febbraio, ha raccontato dall’inizio tutta la sua storia, a cominciare dal suo arrivo in Italia fino al matrimonio che in pochissimo tempo si è trasformato in un vero inferno. Un’ unione combinata dalle famiglie che, in più di un’occasione ha sfiorato la tragedia. La ragazza, nel corso della sua testimonianza, è scoppiata in lacrime numerose volte. Di religione musulmana si è sposata in Macedonia nell’aprile del 2007. E il marito, grazie al regolare permesso di soggiorno di lei, ha potuto trasferirsi in Italia con il visto di un anno.

Da subito la donna è stata maltrattata, minacciata e picchiata. Ha spiegato di non aver denunciato subito il marito perché essendo sola nel nostro Paese temeva che potesse diventare molto più violento. L’uomo, che ora lavora per una ditta di Casaloldo, prima del matrimonio, aveva contratto dei debiti in Macedonia ma con la moglie non ne aveva mai parlato. Senonché, a un certo punto, proprio per pagare questi debiti, cominciò a chiederle somme di denaro sempre più consistenti. Nell’estate del 2008, durante una vacanza nel loro paese natale, l’uomo la picchiò brutalmente: voleva il denaro per pagare uno dei tanti creditori incontrati per strada. Le minacce di Bekim sono sempre legate alle richiesta di soldi e a frasi minacciose del tipo: “ti infilzo con un coltello se non mi dai i soldi”, oppure: “deficiente, ignorante, quelli che hanno studiato come te sono tutti cretini, non sei capace di far niente, la tua vita è del tutto inutile, muori tanto non conti niente.”

«Fin dall’inizio del matrimonio mio marito ha sempre dichiarato di avermi sposato per il solo motivo di ottenere il permesso di soggiorno in Italia e utilizzare i soldi da me guadagnati ».

Per far fronte alle sue continue richieste di denaro la donna ha anche dovuto sottoscrivere dei prestiti bancari. Nel settembre del 2012 rimase incinta e nel dicembre dello stesso anno prima di tornare per una vacanza in Macedonia fu costretta a prelevare 16mila euro dal conto corrente che sarebbero serviti per la cameretta del bambino. Ma non andò così. In Macedonia la picchiò pesantemente picchiata tanto che, poco tempo dopo, perdette anche il bambino. (gol)
 

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