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al centro sociale di borgo angeli 

«Padre Puglisi era la speranza»

La scrittrice Rosaria Cascio all’incontro organizzato da Libera

«Padre Puglisi è stato ucciso perché era una figura scomoda. Rappresentava la speranza e l’unica alternativa possibile per tutti quei bambini e ragazzi, cresciuti nel quartiere Brancaccio, abituati a convivere ogni giorno con la realtà della mafia».

Queste le parole di Rosaria Cascio, insegnante, scrittrice e divulgatrice del metodo Puglisi, durante l’incontro che si è tenuto ieri sera al centro sociale dell’associazione Borgo Angeli. L’iniziativa, promossa dal coordinamento di Libera Mantova e dal Comune in preparazione alla Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie del prossimo 21 marzo, ha visto anche la partecipazione dell’assessore alla legalità Iacopo Rebecchi e dell’esponente di Libera Maria Regina Brun, oltre ad alcuni alunni del liceo di Scienze Umane Regina Margherita di Palermo. La Cascio ha aperto l’incontro portando la sua testimonianza di lotta alla cultura mafiosa e ha raccontato del rapporto speciale che la legava a don Puglisi, ucciso a Palermo da Cosa nostra il 15 settembre 1993 per il suo impegno evangelico e sociale. «Per me padre Puglisi è stato molto più che un semplice insegnante di religione - ha esordito Cascio -. Il nostro rapporto di amicizia ha dato una svolta alla mia vita e mi ha fatto capire quale direzione volevo prendere. Ha aiutato me e i miei compagni di scuola a conoscere noi stessi, trasmettendoci un forte senso di responsabilità. Sapeva ascoltare e ci aiutava a trovare le risposte di cui avevamo bisogno».

Ma perché allora faceva così paura alla mafia? «La mafia è stupida: ha paura degli insegnanti e di chi trasmette cultura - ha aggiunto Cascio -. Padre Puglisi è morto perché disturbava Cosa Nostra. A Brancaccio aveva cominciato a coinvolgere i bambini, cercando di trasmettere loro il senso delle regole e quei valori che chi era cresciuto in quel quartiere non conosceva. Puglisi è stato ucciso perché aveva mostrato a quei ragazzi che esisteva una possibilità di scelta». Dopo la morte di Puglisi Rosaria Cascio ha dato vita all’associazione “Padre Giuseppe Puglisi. Sì, ma verso dove?” e ha comiciato a studiare e applicare il suo metodo nell’insegnamento.

«Si può fare una scuola diversa solo se si riesce a entrare in relazione con i ragazzi e se si hanno le competenze per farlo - ha detto Cascia al termine dell’incontro -. Ogni studente merita di essere ascoltato e va messo al centro di un percorso che lo porti a conoscere se stesso e a trasformarsi in un buon cittadino. Questa è la buona scuola».

Dall’insieme dei pensieri e dei vissuti dei suoi alunni del liceo Regina Margherita di Palermo è nato il libro “Io pretendo la mia felicità. Ho pagato tanto e adesso me la merito”, trasformato poi in rappresentazione teatrale. Lo spettacolo, andato in scena ieri sera al Teatro Bibiena, sarà riproposto stasera alle 20.30 al teatro comunale di Gonzaga e domani alle 9.15 all’Istituto Gonzaga di Castiglione delle Stiviere. Previsto anche un incontro di formazione rivolto ai docenti che si terrà oggi pomeriggio alle 16.30 all’Istituto Comprensivo di Borgo Virgilio.

Elena Poli

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