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Rifiuti sparsi nei campi Il Tar dà ragione all’Arpa

Nei terreni di Quingentole ed Ostiglia cumuli di compost con piombo e plastiche La sentenza: «Erano sostanze inquinanti e non andavano usate come concime»

QUINGENTOLE-OSTIGLIA. Compost da rifiuti prodotto nell’impianto di Pieve di Coriano e usato come concime. Il Tar di Brescia dopo 9 anni conferma che i prelievi effettuati dall’Arpa nei campi e le successive analisi erano corretti. Che plastiche, piombo ed altri metalli superavano i limiti di legge e che quindi c’era inquinamento. Ancora più lenta delle aule del tribunale, visto che nel frattempo sono intervenute le assoluzioni per i 4 imputati del processo penale, la giustizia amministrativa rischia ora di riaprire il caso.

Tutto nasce alla fine del 2009. Una ditta, vettore per conto della Siem – la società pubblica che raccoglieva e lavorava i rifiuti mantovani trasformandoli in concime organico (compost) e combustibile (cdr) – stocca su terreni a Quingentole ed Ostiglia compost proveniente dalla lavorazione di vegetali e rifiuti rsu per utilizzarli come concime agricolo. Proprio per questo fine, aggiunge del letame fresco che rende migliore la miscela. Ma i carabinieri dei Noe e l'Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) verificano che quel materiale non ha più le caratteristiche del compost. Anzi. Che contiene veleni come piombo e plastiche in eccesso. Siem contesta che i controlli non sarebbero stati eseguiti a regola d’arte e soprattutto su materiale rimasto troppo tempo alle intemperie. I cumuli vengono sequestrati.

Una controanalisi eseguita da un laboratorio privato stabilisce che quel cumulo «non è rifiuto pericoloso e nemmeno tossico o nocivo». Nondimeno non può essere smaltito in discarica perché presenta troppe sostanze organiche, cioè naturali. La ditta chiede allora di poter spandere normalmente come letame sui campi, ma a questo si oppone l’Arpa sostenendo, in sostanza, che se non è buono per la discarica, non lo è nemmeno per i terreni. Ne nasce il contenzioso amministrativo al quale ora i giudici bresciani hanno messo nel dicembre scorso un primo punto fermo: il ricorso di Siem è da respingere perché sui campi va sparso solo materiale rispondente alla disciplina dei fertilizzanti. Ogni scostamento non è consentito, anche se il compost fosse stato prodotto a regola d’arte. Siem si era rifatta ad una normativa datata, risalente al 1982, oltre 35 anni fa. In presenza di norme che si prestano a diverse interpretazioni, notano i giudici del Tar occorre mettersi «in sintonia con il canone comunitario di massima protezione dell’ambiente». Per questo, al rilievo di Siem che le analisi sono state condotte su compost rimasto per mesi all’aperto, replica il collegio che comunque i parametri di plastiche e piombo erano fuori norma. E questo taglia la testa al toro e «non rende necessari ulteriori approfondimenti».

Francesco Romani

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