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Castiglione, sponsorizzazioni sotto accusa: Pata gioca la carta dell’esperto

La relazione presentata al giudice: «Le operazioni svolte sono corrette» Gobbi a processo per fatture che l’agenzia delle Entrate ritiene relative a operazioni inesistenti

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. «Nessuna evasione fiscale» da parte di Remo Gobbi, amministratore unico della Pata Chips di Castiglione delle Stiviere, nell’ambito delle sponsorizzazioni sportive.

A dirlo, nel corso dell’udienza tenutasi ieri davanti al giudice Ivano Brigantini, il professor Giulio Andreani della Dentons, il più grande studio legale al mondo, il consulente tecnico della difesa che ha esaminato tutta la documentazione nonché i bilanci dell’azienda coinvolta nell’indagine, scattata a seguito delle segnalazioni pervenute da parte dall’agenzia delle Entrate.

Secondo la procura, al fine di evadere le imposte sul valore aggiunto (Iva), il numero uno della Pata sarebbe ricorso all’uso di fatture per operazioni inesistenti nelle dichiarazioni dei redditi del 2010 e del 2011.

Fatture complessive per circa due milioni e seicentomila euro e un’Iva che supera il mezzo milione di euro.

Nella prima udienza, davanti al giudice Ivano Brigantini, aveva testimoniato il funzionario dell’agenzia delle Entrate dalla quale, come già accennato, è partita la denuncia che ha messo nei guai Gobbi.

Nel corso del processo, però, era emerso un fatto nuovo e rilevante di cui la stessa agenzia delle Entrate aveva preso atto: e cioè che Remo Gobbi aveva pagato sia le fatture che l’Iva fino all’ultimo centesimo. Per la procura, però, le avrebbe pagate al soggetto sbagliato. Quei due milioni e seicentomila euro non dovevano, per l’accusa, andare all’agenzia di pubblicità Brc di Brescia, ma direttamente alla scuderie prescelte per la sponsorizzazione e partecipanti ai campionati mondiali di Superbike: la Borciani Guandalini e alla Dfx Racing.

E il sospetto su cui si fonda il capo d’imputazione della procura è che l’operazione da parte dell’amministratore unico della Pata Chps, di indicare nelle dichiarazione delle fatture relative a prestazioni inesistenti, sia stata fatta al fine di evadere l’ imposta sul valore aggiunto.

L’esperto ha smentito questa ipotesi: «Ho controllato tutta la documentazione e capisco che l’agenzia delle Entrate abbia voluto eseguire accertamenti, sicuramente legittimi. Ma quello che ho visto nei bilanci della due società è corretto. Non ho notato irregolarità».

Per l’esperto la nota azienda alimentare che ha sede a Castiglione delle Stiviere, conosciuta in tutto il mondo, non ha affatto pagato le sponsorizzazioni al soggetto sbagliato, vale a dire all’agenzia di pubblicità.

L’udienza è stata poi rinviata al 21 marzo prossimo, al termine della quale è attesa la sentenza da parte del giudice Ivano Brigantini.
 

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