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Mantova, bovini da carne dimezzati in 18 anni: «Ora la ripartenza»

La lunga crisi iniziata nel 2000: da 340mila a 175mila capi. Stancari: «La domanda sta risalendo grazie agli hamburger»

MANTOVA. Aggregazione, comunicazione, miglioramento genetico: parte da queste parole d’ordine il rilancio dei bovini da carne, oggetto, nei giorni scorsi nella sede di Confagricoltura, di una riunione della federazione provinciale di prodotto.

Dall’incontro è scaturita la prima bozza di un documento di pianificazione delle attività del gruppo, che contiene idee e progetti per una riscossa dell’intera filiera, alle prese da diverso tempo con una crisi profonda. I dati parlano chiaro. In provincia di Mantova, primo territorio in Lombardia per produzione di carne bovina, dal 2000 a oggi il numero di allevamenti è diminuito del 70%, passando dai 2.900 del 2000 ai poco meno di 500 di oggi.

Si tratta solo dell’inevitabile processo di concentrazione delle aziende nelle mani di pochi grandi allevatori? A quanto pare no, perché un calo sostanzioso si è verificato anche nel numero dei capi, che oggi sono circa 175mila, mentre nel 2000 superavano i 340mila (calo del 48%). A livello nazionale le cose non sono andate molto meglio: in soli tre anni, dal 2013 al 2016, gli allevamenti sono passati da 89mila a 83mila. Un calo lento e costante che fa sì che oggi il tasso di autoapprovvigionamento del settore (55%) sia il più basso tra i prodotti agroalimentari zootecnici: circa la metà della carne consumata in Italia viene, quindi, dall’estero. Qualcosa, però, si sta muovendo.

E gli allevatori di Confagri sono intenzionati ad approfittare degli spiragli positivi: «Il settore vive ormai da diverso tempo un momento di crisi – spiega Elide Stancari, allevatrice di bovini da carne a Bigarello e presidente nazionale della Fnp di Confagri – ma nel 2017, dopo anni di buio, finalmente è tornato il segno più. C’è infatti grande richiesta per il prodotto made in Italy, trainata da un sensibile aumento nel consumo degli hamburger. A livello economico, nel 2017 ci sono state buone prestazioni, con gli incroci francesi a +10% e la razza Charolaise a +8,5%».

Le linee guida per il contrattacco, che prima di entrare in vigore dovranno essere approvate dalla giunta nazionale di Confagri, mettono al primo posto l’aggregazione tra i produttori: «L’aggregazione – prosegue Stancari – è l’unica forma valida per acquisire maggior peso sui mercati in fase di contrattazione dei prezzi. Il governo, dunque, dovrà proporre incentivi per gli investimenti in ottica aggregativa, valutando anche progetti di filiera per la creazione di nuovi prodotti, più in linea con le attuali esigenze dei consumatori». Per sfatare i tabù sulla carne rossa, oggetto di una campagna che ne ha demonizzato il consumo, gli allevatori di Confagri propongono, invece, di creare un’organizzazione interprofessionale che possa intervenire proprio sulla comunicazione.

Fondamentale sarà, poi, l’aspetto tecnologico e della ricerca genetica: «Digitalizzazione e robotizzazione sono concetti chiave anche per il nostro settore e potranno portare un sensibile miglioramento a tutto il sistema produttivo nazionale, soprattutto sul fronte dell’aumento di produttività e del controllo dei costi. Il mondo dell’allevamento da carne necessita poi di un miglioramento genetico e della raccolta dati. Servono programmi che possano migliorare le razze autoctone italiane, per aumentarne la produttività, ma anche progetti per le razze francesi, per renderle più adatte alle necessità dell’industria di macellazione». (s.p.)
 

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