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Moglia, bancarotta per i fratelli fornai:  crisi anche per il terremoto

La crisi economica prima, ma soprattutto il terremoto poi li ha messi in ginocchio. Con il capannone messo fuori uso dal sisma hanno provato a rimettersi in piedi

MOGLIA. All’inizio degli anni Duemila la loro attività di panificatori era arrivata a un fatturato di quasi 800mila euro l’anno. Un’attività florida che li aveva ripagati degli sforzi fatti in precedenza.

Nel giro di un decennio però le cose sono cambiate. In peggio. La crisi economica prima, ma soprattutto il terremoto poi li ha messi in ginocchio. Con il capannone messo fuori uso dal sisma hanno provato a rimettersi in piedi, a riprendere a lavorare per le festività di quel terribile anno del terremoto.

Scatto d’orgoglio di tanti artigiani e piccoli imprenditori che non si rassegnano a gettare la spugna.

Ma i loro sforzi, purtroppo, si sono rivelati inutili. Il 21 gennaio del 2016 si vedono costretti a consegnare i libri contabili in tribunale. È il fallimento.

Il debito complessivo è di circa un milione di euro. Ma cadono in un errore abbastanza diffuso. Per far fronte alle spese si impadroniscono di 100mila euro, somma che sarebbe dovuta servire a pagare una parte dei creditori. Per questo vengono indagati e rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta.

Il 7 febbraio Marco Bussolotti, 52 anni di Moglia e la sorella Marzia, 49 anni, residente a Gonzaga, sono comparsi davanti al giudice per l’udienza preliminare Matteo Grimaldi e hanno patteggiato due anni di reclusione, pena sospesa.

Erano gli amministratori della società Pastipan snc con forni oltre che a Moglia anche a Suzzara e Gonzaga.

Dai controlli effettuati dal curatore fallimentare era emerso che le somme erano state fatte sparire in tre occasioni: la prima di 49.500 euro nel 2014, la seconda di 11.300 nel 2015 e la terza di 47mila euro (risultanza di un conto cassa inesistente).

Di quella somma avevano proprio grande necessità per far fronte a spese urgenti, ma così facendo hanno impedito che venisse saldata una parte del debito a favore dei dipendenti.

La sentenza emessa dal giudice per l’udienza preliminare è tale da non compromettere una futura attività che ovviamente non può attingere alle risorse del fallimento.

Secondo l’avvocato difensore Stefania Magnoni è nell’intenzione dei due fratelli di rimettersi in gioco anche se le idee, al momento, sono ancora abbastanza confuse.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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