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Sì al concordato. La Fantini di Medole ora esce dal tunnel

Creditori pagati in 4 anni, sarà ridotta la cassa integrazione. Quest’anno già aperti nuovi mercati e produzione in crescita

MEDOLE. Il Tribunale di Mantova ha “omologato”, ovvero detto di sì al piano con il quale la ditta Fantini si è impegnata a continuare la produzione e a pagare in 4 anni i creditori. Dall’anticamera del fallimento nel quale era arrivata nell’ottobre del 2016, la ditta leader nella produzione di testate, cioè barre falcianti da mietitrebbie per il taglio di mais e girasole, ora vede con concreto ottimismo il futuro grazie all’impegno del piano concordatario sostenuto dagli avvocati Bettini e Pittofrati dello studio legale Bfp di Genova. Già aperti nuovi mercati, come il Sud America e previsto un aumento della produzione 2018 mentre l’impegno è quello di ridurre al minimo il ricorso alla cassa integrazione per i 63 addetti rimasti alle dipendenze della ditta familiare.

L’azienda festeggia quest’anno il 50esimo di attività. Nata come ditta artigianale della famiglia Fantini, nel corso degli anni è cresciuta sino ad avere quasi cento dipendenti nel 2014. La crisi è iniziata proprio allora, causata dal crollo verticale dei prezzi di mais e girasole, un evento che ha coinvolto anche il primo produttore mondiale, gli Stati Uniti.

«La nostra produzione è essenzialmente per l’estero – spiega l’amministratore delegato Nicola Bonacini –. Solo il 2% viene venduto in Italia. I nostri mercati di riferimento sono sempre stati i paesi a forte vocazione cerealicola, come l’Est europeo, in particolare l’Ucraina, e gli Stati Uniti». La crisi dei prezzi ha determinato la contrazione delle vendite di macchinari, l’allungamento dei tempi di sostituzione. Una ventata negativa che si è abbattuta sull’azienda, la cui solidità economica ha fatto da argine. «La crisi finanziaria ci ha spinti ad una ristrutturazione della produzione e delle strategie commerciali. Operazioni che ci hanno rafforzato con un taglio dei costi di un milione l’anno – prosegue Bonacini –. Al punto che lo scorso anno su 13 settimane di cassa integrazione chieste, ne abbiamo fatte solo 5 e quest’anno ci impegneremo ancora di più portando la produzione da 350 a 380 barre falcianti». La sfida sarà l’apertura ai mercati sudamericani, dove il periodo di crescita è il nostro inverno, per “destagionalizzare” e sfruttare al massimo la capacità produttiva».
 

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