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MANTOVA

Allarme da due quartieri: «Basta scheletri di cemento»

Protesta dei residenti di Colle Aperto e Cittadella per le costruzioni mai finite. «Vanno demolite: sono una calamita per sbandati e gente che fa affari loschi»

MANTOVA. Recinzioni abbattute attorno agli scheletri di due complessi commerciali e di centri servizi mai portati a termine, a Colle Aperto e alle porte di Cittadella. Da alcuni abitanti della zona arriva l’allarme: «Ancora una volta quegli ambienti vuoti diventano meta di vandali, di disperati e di giri non sempre chiari. Bisogna risolvere il problema o garantire quantomeno la vigilanza da parte delle proprietà». Si tratta, nel primo caso, del cosiddetto Magone, vale a dire l’intelaiatura in cemento di quello che sarebbe dovuto diventare un centro commerciale e la cui costruzione è stata interrotta oltre vent’anni fa. Oggi non è altro che uno scatolone di cemento grigio che ingombra buona parte del prato che si stende nel cuore dell’abitato. Il secondo ha una storia diversa. Nato come mulino Ghirardini (l’originale era stato distrutto dai bombardamenti sul ponte di Mulini) è stato in anni più recenti un deposito di materiale elettrico (Moietta). Oggi è uno scheletro che campeggia ai margini della rotatoria di Cittadella (di fianco all’ingresso di via Spalti), con un cantiere per la ristrutturazione fermo da anni. Sono i tipici spazi che attirano l’attenzione di chi non ha un tetto e vive una situazione disperata, ma anche di chi è clandestino, di chi spaccia e via dicendo.

Succedeva fino a poco tempo fa nei capannoni in disuso dell’area ex Ceramica. Non stupisce che qualcuno abbia pensato di abbattere le recinzioni di queste strutture che sono un pugno nell’occhio all’estetica ma che rappresentano un rifugio accettabile per chi una casa non ce l’ha. O per chi conduce affari loschi.

«Ho segnalato alla polizia locale la situazione – spiega l’assessore Iacopo Rebecchi – che controllerà le aree in questione e interesserà la proprietà. È ovvio che spetta ai proprietari garantire l’inaccessibilità di luoghi come questi. Che non devono diventare rifugi e che possono costituire un potenziale pericolo per bambini e ragazzini che magari ci entrano per giocare. Colle Aperto e i quartieri della zona sono monitorati da videocamere segnalate da appositi cartelli».

Ovviamente le recinzioni da cantiere sono un difesa debole in situazioni come queste. «Il Magone di Colle Aperto si trova su un terreno comunale – spiega l’assessore alla rigenerazione urbana, Lorenza Baroncelli – la proprietà è di un’immobiliare bresciana con cui stiamo trattando per arrivare a una soluzione».

Diversa la situazione dell’ex-Moietta. «Si tratta di una proprietà interamente privata – dice l’assessore all’urbanistica Andrea Murari – che ha interrotto il piano per realizzare un centro direzionale».
 

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