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CASTIGLIONE DELLE STIVIERE

Così la “bomba” risvegliò Castiglione una mattina del '68

Cinquant’anni fa l’esplosione in piazza Dallò a causa di una fuga di gas: i ricordi

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. Il 12 febbraio del 1968 Castiglione delle Stiviere fu stordita da un boato. Erano quasi le sei del mattino. Chi abitava nel centro storico si svegliò con la sensazione che qualcosa di grave fosse successo. Tutti corsero in piazza Dallò. Il rumore arriva da lì e il primo vociare per le strade di un paese che si stava lentamente svegliando conduceva verso una delle due piazze. Una fuga di gas aveva sventrato un palazzo, l’edifico che si trova accanto alla sede storica dell’allora Banca Agricola Mantovana (oggi Mps). Il gas aveva riempito parte dell’edificio dal pomeriggio.

In molti diranno di aver sentito odore di gas, ma era l’epoca della posa del primo impianto centralizzato del gas a Castiglione e si stava lavorando sulla rete. Un tappo non chiuse bene il tubo che arrivava nell’edifico. Errore fatale che avrebbe potuto portare a una strage. Quella che è ricordata da tutti come la “bomba di Castiglione” porta alla morte dell’ingegnere Giacomo Alenghi. La domestica Ida Ruggeri, che per molte ore mancò all’appello, venne poi ritrovata viva alle 11 sotto le macerie.

Un intervento in un’abitazione
Un intervento in un’abitazione

Sul posto arrivarono per primi il fornaio Luigi Nodari, i lavoratori della ditta Zaglio e il sindaco avvocato Botturi, ancora in pigiama. «Ricordo di averlo incontrato in pigiama con il cappotto – racconta Enos Rizzi, artista e antiquario di Castiglione, fra i primi ad arrivare – abitavo vicino al centro e sono corso fuori subito e ho incontrato il sindaco che correva in piazza disperato». Tutto il paese si prodigò nei soccorsi. A spegnere e domare le fiamme ci pensarono i dipendenti della ditta Marchon (oggi Innospec) che sono, di fatto, gli addetti anti-incendio interni all’azienda.
Si lavora per sgombrare le macerie in...
Si lavora per sgombrare le macerie in piazza Dallò

Sul luogo arriva anche l’allora giovane corrispondente della Gazzetta, Stefano Finadri (oggi presidente del consiglio comunale): «Ero fra i primi ad arrivare, abitavo in piazza San Luigi e mi sono svegliato a causa del boato. Ho aperto la finestra e c’era il “menalatte”, come dicevamo in dialetto, a cui ho chiesto cosa fosse successo. Ho preso la macchina fotografica e ho scattato le prime foto alle sei del mattino, quelle che uscirono in bianco e nero sul giornale e che consegnai ai colleghi di Mantova e a quelli dell’Ansa. Erano le prime immagini. Le ho sviluppate da solo, nella mia camera oscura. Poi ne ho fatte altre a colori nel corso della giornata». Sul posto arrivò tutta la stampa, ma anche la Rai e la notizia rimbalzò sui giornali e in televisione.


 

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