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Mantova, discarica in riva al lago. Nei guai il proprietario

Le guardie del Parco trovano una montagna di amianto, rottami e rifiuti. «Non so come questa roba sia finita qui». Scatta il sequestro in area protetta

MANTOVA. Sulla riva del lago Superiore c’era di tutto, dalle lastre di eternit ad alcuni elettrodomestici a pezzi, a taniche di plastica, latte di vernice fino ai sacchi di rifiuti. La scoperta, in piena riserva naturale, è stata fatta nei giorni scorsi dalle guardie del Parco del Mincio durante un’ispezione alla Sponda sinistra del lago, quella sul fronte della strada che collega Gambarara a Soave. È stato proprio il personale di vigilanza del Parco a far scattare l’operazione, svolta il 13 febbraio con la Guardia di Finanza, e l’Arpa. Le Fiamme gialle hanno messo sotto sequestro il materiale rinvenuto ed è scattata una denuncia all’autorità giudiziaria a carico del proprietario dell’area, A. D., 40 anni. «Non ho idea di come tutto questo materiale sia finito qui» avrebbe dichiarato.

Il fatto che appare più grave sono sicuramente le lastre di un tetto in eternit sbriciolate dal crollo di tre pioppi. Cosa che ha sparso nell’area una coltre di minuscole fibre di amianto, pericolosissime per la salute. «Tutt’intorno – spiega una nota diffusa dal Parco – c’erano sacchi di rifiuti domestici e ingombranti buttati in un angolo dell’area protetta a massima protezione, in riserva naturale Valli del Mincio e in uno dei siti della rete europea Natura 2000 nella sponda sinistra del lago Superiore, proprietà privata che si trova nel territorio del Comune di Mantova».

Ai terreni in riva al lago utilizzati come discarica le guardie ecologiche volontarie del Parco sono arrivate attraverso un cancello che in genere è chiuso. Il personale del Parco ha documentato meticolosamente, anche per immagini, tutto ciò che è stato ritrovato nello spicchio di area protetta in riva del lago, caratterizzata da prati e boschi: c’erano anche una barca, un’auto in demolizione, due container fatiscenti, sacchi pieni di rifiuti organici, bidoni di vernici, teli di cellophane, pezzi di moto, mangimi, plastica, bottiglie e lattine, disseminati in gran quantità. È almeno di 15 metri cubi la stima del volume del materiale messo sotto sequestro.

La relazione che il Parco stilerà in forma di verbale individua l’abbandono di rifiuti in riserva naturale la violazione a carico del proprietario dell’area. Da parte sua l’Arpa, l'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, attraverso il Comune emanerà un’ordinanza di bonifica sia per l’eternit – che richiede procedure particolari – che per tutti gli altri rifiuti. La guardia di finanza invece, che ha inviato sul posto militari specializzati, ha fatto scattare il sequestro penale e inviato una sua relazione alla Procura. Il sequestro ora dovrà essere confermato da un pronunciamento dell’autorità giudiziaria.


 

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