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Un’opera al mese torna con la scuola del Mantegna

Venerdì alle 18 si parla di “Occasio et Poenitentia”. La storica dell’arte Zamperini illustrerà l’affresco

MANTOVA. Un appuntamento che riscuote sempre ampi consensi e che questa settimana punterà i riflettori su un’opera di scuola mantegnesca: l’affresco Occasio et Poenitentia. Venerdì alle 18 a Palazzo San Sebastiano torna infatti Un’opera al mese e il tema dell’incontro sarà “Andrea Mantegna e l’esempio della virtù: l’Occasio di Palazzo San Sebastiano”. L’iniziativa come sempre è promossa dal Comune con i Musei Civici e pensata in collaborazione con l’Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani con l’obiettivo di promuovere la conoscenza del nostro patrimonio artistico. A parlare dell’opera sarà la professoressa Alessandra Zamperini, storica dell’arte al Dipartimento Culture e Civiltà dell’ Università degli Studi di Verona (l’evento è stato organizzato in collaborazione con l’Università).



L’OBIETTIVO «Rendere sempre più partecipe il pubblico di ogni età - ricorda il direttore dei musei civici Stefano Benetti - della bellezza conservata nei nostri musei attraverso nuovi modi di narrare l’arte, coniugando rigore scientifico e spirito divulgativo, è il principio che muove questa iniziativa».

L’OPERA L’opera che verrà presa in esame venerdì, come si dicev a, è l’affresco monocromo Occasio et Poenitentia (allegoria dell’occasione), tradizionalmente attribuito alla scuola del Mantegna, un bell’esempio di colta cultura figurativa umanistica, databile tra l’ultimo decennio del ‘400 e il primo decennio del ‘500, (cm 154x174).



LA PROVENIENZA Verso la fine dell’Ottocento - ricorda Benetti - l’opera venne recuperata in Palazzo Biondi (via Cavriani), dove costituiva la decorazione della cappa di un camino, e trasferito al Museo Patrio in Palazzo Accademico, allora sede delle collezioni civiche. Nel 1915 l’opera migra in Palazzo Ducale; nel 1918 è inviato a Firenze dalla Sovrintendenza per deposito di sicurezza a causa del conflitto in corso. Nel 2002, in occasione dell’apertura del Museo della Città, viene trasferito definitivamente a Palazzo San Sebastiano. Va segnalato che l’affresco venne esposto in occasione della grande Mostra “Mantegna a Mantova” del 2006 organizzata dal Centro Te e curata da Mauro Lucco.


PALAZZO BIONDI Palazzo Biondi (Via Cavriani 4), lo ricordiamo, è un nobile edificio la cui architettura è legata a Luca Fancelli. Il palazzo appartenne in un primo momento ai Gonzaga. Costruito nella seconda metà del ‘400, è appartenuto poi alla famiglia dei conti Biondi, imparentati col casato dei D’Arco. Un tempo completamente affrescato, oggi conserva solo alcune tracce .

LO STORICO «L’incontro - spiega Alessandra Zamperini - è dedicato a Occasio e Poenitentia di Palazzo San Sebastiano, uno dei soggetti mantegneschi che gli studiosi e il pubblico hanno sempre ritenuto di particolare fascino. Va da sé che l’intero catalogo della scuola del Mantegna svela sempre dei dettagli sorprendenti o ci parla di temi raffinati e suggestivi. In questo caso, però, si può aggiungere che l’interesse per questo capolavoro è motivato anche dalla natura sofisticata del soggetto, che deriva da un epigramma del poeta tardo antico Ausonio, poi ripreso dal letterato di corte Mario Equicola».

Di cosa parla questo monocromo? «Ha come protagonista l’Occasione, quel momento che nella vita va colto al volo, irripetibile, perché passa velocissimo. Se si guarda la scena, infatti - aggiunge la docente - siamo colpiti da una figura in equilibrio instabile su una sfera, con le ali alle caviglie. Insomma, tutto concorre a renderla ‘volatile’. Soprattutto, però, ha una particolare acconciatura: calva nella nuca, porta un ciuffo sulla fronte. Spiegare questo particolare è molto semplice: l’occasione va colta quando arriva; quando passa, è troppo tardi e non hai più nulla con cui trattenerla. Insomma, siamo davanti a quello che, secoli dopo, sarebbe diventato l’attimo fuggente».

SIGNIFICATO DELL’OPERA L’iconografia del dipinto presenta infatti tre figure: una figura femminile, l’Occasione/la Fortuna, posta su una sfera (simbolo dell'instabilità) con i piedi alati (fuggevolezza), calva con un solo ciuffo di capelli davanti perché l'occasione si prende quando arriva, mentre se è passata non si può più agguantare e si rimane in compagnia del rimorso o della saggezza, il cui attributo è la stabilità simboleggiata dal piedistallo cubico. Una seconda figura di donna, più anziana, probabilmente la Sapienza, raffigurata su un piedistallo, simbolo di stabilità; una terza figura, un giovane/Pentimento, che mentre insegue l’Occasione, viene trattenuto dalla Sapienza. Del soggetto parla anche il letterato di corte Mario Equicola nel 1503 in una lettera del 12 giugno dello stesso anno indirizzata al marchese Francesco II Gonzaga.


 

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