Quotidiani locali

Vai alla pagina su Elezioni politiche 2018
Tabacci: «La politica ha ormai il fiato corto, il futuro dei giovani è l’Europa»
elezioni 2018

Tabacci: «La politica ha ormai il fiato corto, il futuro dei giovani è l’Europa»

Tabacci corre nel listino alla Camera per +Europa: «Difficile capire questa legge elettorale. Meglio le preferenze». Accuse ai 5Stelle: «Le loro primarie sembrano un concorso a premi. Non si crea così la nuova Italia»

MANTOVA. “Democristiano di lungo corso”, “cavallo di razza” “colonnello di De Mita”. Le definizioni si sprecano per Bruno Tabacci, 71 anni, nato a San Rocco di Quistello, patria delle Leghe contadine, uomo della sinistra democristiana legato agli ex ministri Giovanni Marcora e Giovanni Goria. Di certo lui la politica l’ha vissuta ad alti livelli, da tecnico-politico, coniugando una formazione economica con gli insegnamenti di don Mazzolari. A diciotto anni è già iscritto alla Dc. Si laurea in economia e a 24 anni è consigliere comunale a Quistello.

La gavetta lo fa passare sui banchi del consiglio di Mantova, poi Bozzolo e Porto Mantovano. Capo ufficio studi al ministero dell’Industria e poi del Tesoro nell’85 è segretario della Dc lombarda. Due anni dopo guida la Regione come presidente e nel ’90 viene eletto in Parlamento. È passato indenne (due assoluzioni con formula piena) dal ciclone Tangentopoli. Si fa difendere dall’avvocato Giandomenico Pisapia, padre di Giuliano con il quale nascerà una profonda amicizia al di là delle idee politiche. Quell’esperienza lo rinforza. Nel 2001 torna in Parlamento con l’Udc nel centrodestra, ma le sue posizioni si distanziano sempre più da Berlusconi. Nel 2008 viene riconfermato e crea il “terzo polo” centrista. Chiamato in giunta a Milano da Pisapia, con cui guida infruttuosamente l’idea di “Campo progressista”, oggi è candidato di +Europa, formazione con Emma Bonino all’Uninominale a Milano 1 e al proporzionale a Firenze e nel collegio Mantova-Cremona.

Onorevole Tabacci, come pensa di convincere gli elettori mantovani e cremonesi a votarla?

«Nelle elezioni nazionali si rappresenta il paese nella sua unità. Si deve corrispondere agli interessi del paese. Detto questo i mantovani mi hanno sempre espresso grande fiducia. Ho iniziato a fare il consigliere comunale nel 1970 e sono stato eletto in altri tre consigli comunali»

Il 5 di marzo ci sarà la possibilità di un governo del paese?

«La legge elettorale è nuova. Dal 1994 ne abbiamo cambiate tre. Nessuno ha capito quale effetto dispiegherà. Gli elettori si orienteranno scegliendo l’uninominale, o il proporzionale? Anche a Mantova ci sono state polemiche sulle candidature piovute dall’esterno. Questa legge non è fra le migliori che si potevano fare. Ma prima di giocare una partita serve stabilire le regole. Oggi siamo al fischio d’inizio. Se le maggioranze parlamentari non saranno nette, spetterà al capo dello Stato sciogliere la matassa».

Senza le preferenze, non si aumenta la disaffezione?

«Ero affezionato alle preferenze perché creano un legame forte fra elettore ed eletto. Ma il distacco della gente è legato alla crisi della politica. La dimostrazione sono le nuove formazioni politiche: esprimono protesta generica e non razionale selezione della classe dirigente. Il caso dei 5Stelle è emblematico. Le Parlamentarie con migliaia di partecipanti sembravano un concorso. Ma non si va in Parlamento per trovare un lavoro, ma per rappresentare il proprio paese».

Quale speranza si può dare ai giovani?

«La speranza è l’Europa. Non la politica degli stati nazionali, che spesso sono di chiusura. Nelle generazioni Erasums vedo una ripresa dell’impegno civile».

«L’esperienza di “Campo progressista” con Pisapia è chiusa definitivamente?

«Dopo il 5 marzo il problema si porrà. Le questioni aperte nel centrosinistra ci sono tutte, comunque vadano le cose. Nella prospettiva dell’Europa si possono ricostruire le basi di una buona politica»

Perché la Banca dell’Oltrepò che aveva promosso a Mantova nel 2011 non è andata avanti?

«Perché è stata fermata dalla crisi economica, che non ha permesso di promuovere la raccolta economica. Ma l’idea che il credito debba essere vicino alle imprese è fuori discussione. La vendita della Banca Agricola a Mps fu un enorme errore. Ci si poteva alleare con realtà vicine per una banca del territorio».

Mantova ha bisogno di credito. Ma le infrastrutture?

«È indubbio che servono. Come il Tibre, anche se i tempi oggi sono eccessivamente dilatati»

Ultima domanda. Non si è mai offeso per la pagina satirica Marxisti per Tabacci?

«No, anzi. È gente intelligente. Sono sempre stato al gioco. Pensi che una volta abbiamo simulato un Politburo del Pcus e mi hanno fatto mettere il colbacco. Oggi incontro giovani che fanno selfie con me. Sono diventato un’icona...».
 

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Pubblica il tuo libro