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MANTOVA

Cartiera alla stretta finale: apertura oppure il blocco

Mercoledì 21 febbraio i giudici del Tar di Brescia emetteranno la sentenza sui ricorsi rimasti. In caso di via libera la produzione scatterebbe in estate. Altrimenti tutto da rifare

MANTOVA. Mercoledì 21 febbraio è una data cerchiata in rosso sul calendario dei comitati ambientalisti che si oppongono all’inceneritore della cartiera Pro-Gest (ex Burgo). Quel giorno il Tar di Brescia dovrà pronunciarsi sui due ricorsi rimasti pendenti dopo che i Comuni di Mantova, Porto Mantovano, San Giorgio e Borgo Virgilio e il Parco del Mincio avevano deciso di ritirare il loro contro l’autorizzazione integrata ambientale concessa alla cartiera dalla Provincia nel 2016 che consentiva allo stabilimento di via Poggio Reale di avviare la produzione di cartone ondulato.

I giudici amministrativi dovranno pronunciarsi sugli altri due ricorsi ancora in piedi, e cioè su quelli presentati dal Comitato «No inceneritore» costituito dai partiti e dai movimenti di opposizione in Comune e da quello «Insieme per la salute con Gloria Costani» con i medici per l’ambiente di Isde. Nel mirino c’è sia l’Aia 2016 che quella 2017, in pratica il dimezzamento della portata dell’inceneritore e della capacità produttiva della cartiera (oltre che la rinuncia di bruciare rifiuti provenienti da altri stabilimenti del gruppo) che Pro-Gest aveva accettato pur di partire con la nuova produzione. Da come il Tar valuterà i due ricorsi dipenderà il futuro della cartiera e, quindi, di una buona fetta di nuova occupazione che il territorio mantovano attende come manna dal cielo.

Se il Tar respingesse i due ricorsi, Pro-Gest sarebbe pronta ad accelerare le procedure per aprire la cartiera e consentire l’avvio della produzione per l’estate. Anche se la proprietà ha più volte sottolineato che aprire un’attività con le limitazioni che ci si è dovuti auto-imporre rende l’operazione «non economicamente sostenibile». Viceversa, nel caso i giudici amministrativi accogliessero i ricorsi dei comitati ritenendo un pericolo per la salute sia l’inceneritore autorizzato nel 2016 che quello dimezzato nel 2017, si ritornerebbe al punto di partenza del 2014, all’Aia rilasciata a Burgo.

Ci si ritroverebbe con una cartiera che può utilizzare un termovalorizzatore in grado di bruciare 80mila tonnellate di rifiuti e che può distruggere in quell’impianto gli scarti di lavorazione provenienti dagli altri siti produttivi del gruppo. In pratica, si ripartirebbe da capo: Pro-Gest non potrebbe aprire e dovrebbe richiedere l’autorizzazione, con tutto il corollario di altri ricorsi pronti a partire. In questo modo, insomma, la cartiera verrebbe «congelata» e per le decine di lavoratori già assunti da Pro-Gest si profilerebbe lo spettro del licenziamento. Eventualità che, a parole, nessuno tra Comuni, azienda, sindacati e cittadini si augura.

Qualcuno dice che esisterebbe anche una terza via. Quella che il Tar mercoledì si faccia carico sia delle preoccupazioni dei comitati che di quelle dell’azienda e, in attesa della valutazione di impatto ambientale chiesta da Pro-Gest per ritornare agli iniziali livelli produttivi, ordini altre verifiche. Difficile, però, che ciò succeda; più facile che si decida se far partire la cartiera o bloccare tutto. (Sa.Mor.)
 

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