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«Cromo nelle falde tra Schivenoglia e Quingentole», scatta l’esposto

Secondo una ricerca privata fra Schivenoglia e Quingentole cancerogeni industriali si troverebbero nelle acque dei pozzi

SCHIVENOGLIA-QUINGENTOLE. Cromo esavalente, uno dei più importanti e pericolosi inquinanti ambientali di origine industriale, nelle falde della zona agricola del Basso Mantovano? A porre il concreto dubbio, una ricerca condotta per conto del parlamentare mantovano del Movimento 5Stelle Alberto Zolezzi da una ricercatrice consulente del Tribunale di Padova. I dati, pur se non validati da un laboratorio accreditato, sono stati raccolti seguendo le metodologie Arpa e quindi inviati sotto forma di esposto alla Procura perché valuti la sussistenza del reato di inquinamento ambientale e delle acque e perché eventualmente si apra un’inchiesta per capire come mai una sostanza cancerogena utilizzata nei cicli industriali si troverebbe nelle acque profonde di un territorio prettamente agricolo. Cioè dove non dovrebbe trovarsi.

Tutto prende le mosse a metà dello scorso anno. A Schivenoglia infiamma la battaglia sull’insediamento del maxi allevamenti di maiali Biopig. Le posizioni sono contrastanti ed il Movimento 5Stelle, interessato da sempre a tematiche ambientali decide di vederci chiaro. Iniziando dai dati ambientali di fondo, per capire se un eventuale ulteriore carico inquinante può essere compatibile con il rispetto dei parametri di legge. Il primo dato richiesto è la qualità delle acque superficiali e profonde. Per le falde, l’onorevole Zolezzi promuove uno studio indipendente centrato sull’area Biopig, Schivenoglia e Quingentole, incaricando un esperto in tema di reati ambientali, la dottoressa Marina Lecis che il parlamentare conosce già in quanto consulente della Procura di Padova sul caso dei Pfas, sostanze inquinanti industriali diffuse nelle acque venete. E qui avviene la svolta.

La Lecis decide di aggiungere ai normali parametri di studio delle acque, anche dei marcatori dell’inquinamento industriale. Una scelta curiosa, trattandosi di un’area tipicamente agricola, ma coerente con il taglio scientifico tarato sui reati ambientali della consulente.

«Le falde hanno andamenti non semplici da monitorare – spiega la Lecis – e sono capaci di trasportare inquinanti prodotti anche molto lontano. Inoltre la vicinanza della ex discarica a Pieve poteva essere elemento comunque da tenere in considerazione».

I campionamenti vengono eseguiti nei primi giorni di dicembre su una decina di pozzi privati che pescano in una falda posta fra i 100 ed i 130 metri di profondità. I risultati sono stati diversi dalle attese e per certi versi sorprendenti.

Oltre alle componenti naturali (arsenico, ferro manganese, ammoniaca) riscontrate in concentrazioni diverse e spesso oltre i limiti come regola nella zona, in tutti i pozzi è stata ritrovata la presenza di Cromo Sei o “esavalente” uno dei metalli pesanti più utilizzati in ambito industriale nei settori metallurgico, chimico, tessile, ecc).

Attualmente il limite è di 5 microgrammi per litro, ma nei pozzi privati, utilizzati anche per l’alimentazione umana, sono stati riscontrati valori da 7 a 10 microgrammi per litro. Cosa che farebbe scattare la «caratterizzazione del sito e l’analisi del rischio» per eliminare la fonte inquinante. Ma sono attendibili risultati ottenuti da una campagna privata di prelievi ?

«Io utilizzo la metodologia Arpa standard – conclude la Lecis –. Avendo trovato dei superi di Cromo esavalente ho inviato per confronto i campionamenti ad un laboratorio di analisi accreditato che ha confermato la bontà dei miei prelievi, pur non essendo accreditato per il Cromo 6. Cromo che c’è e resta da capire da dove viene». Proprio per promuovere ulteriori approfondimenti, il parlamentare Zolezzi ha consegnato i risultati delle analisi ai carabinieri di Mantova perché sia fatta chiarezza.

Il cromo in natura si trova principalmente in due forme: il cromo esavalente (cromo VI) e il cromo trivalente (cromo III) presente anche nelle nostre acque potabili. Il cromo (III) è necessario per il corretto metabolismo degli zuccheri nel corpo umano: una carenza di cromo (III) influenza la capacità dell'insulina di regolare il livello di glucosio nel sangue.

Il cromo (VI), invece, è stato classificato cancerogeno e genotossico per l'uomo sulla base di studi epidemiologici che hanno dimostrato un’associazione tra esposizione per via inalatoria al cromo (VI) e cancro del polmone. Grazie all’elevata solubilità in acqua il Cromo esavalente è in grado di diffondersi in vaste aree attraverso i corsi d’acqua superficiali e le vene sotterranee. L’autorità europea per la sicurezza alimentare Efsa ha rilevato un potenziale rischio di neoplasie associato all’esposizione di cromo (VI) nelle acque potabili, soprattutto per le fasce d’età più giovani (bambini fino a 10 anni) .

Il limite dei legge resta di 5 microgrammi per litro. Al di sopra del quale scatta la necessità di individuare l’origine dell’inquinamento (caratterizzazione) e la successiva rimozione (bonifica). A ricordarlo il parlamentare M5S Alberto Zolezzi che stasera (sala civica ore 21) presenterà i dati della ricerca a Schivenoglia. Le ipotesi restano due: che le sostanze inquinanti siano utilizzate in cicli produttivi locali, anche distanti dai punti di prelievo. Oppure che possano provenire dall’esterno attraverso le pratiche di spandimento dei fanghi e del digestato dei biogas.

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