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Inquinamento da cromo nelle falde: i sindaci chiedono nuove analisi

Il caso a Quingentole e Schivenoglia: «Serve chiarezza sui dati». Ma intanto spunta un’ipotesi: una vecchia discarica di conceria

SCHIVENOGLIA-QUINGENTOLE. I dati di una ricerca privata commissionata dal parlamentare Alberto Zolezzi (M5S) indicano la presenza di cromo, ed in particolare del pericoloso Cromo 6 (esavalente) nelle falde profonde del basso Mantovano, da Schivenoglia a Quingentole. I sindaci chiedono che intervengano le istituzioni e gli enti di controllo pubblici preposti alla tutela dell’ambiente per sciogliere definitivamente il dubbio. Ma intanto rispunta la memoria di una vecchia discarica di scarti di conceria contenenti cromo proprio nell’area interessata dall’indagine.

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Il campanello d’allerta fatto scattare dal Movimento 5Stelle non lascia indifferenti i primi cittadini. L’esito delle analisi, affidate ad una esperta del settore che opera anche come consulente del Tribunale di Padova, Marina Lecis, ha dato risultati univoci. Oltre all’inquinamento naturale di fondo dovuto alla situazione geologica (presenza di arsenico, ferro, manganese ed ammoniaca), la ricercatrice ha però voluto monitorare l’andamento di parametri di inquinamento industriale, come il Cromo 6, un componente chimico cancerogeno e mutageno (ovvero in grado di influire sul patrimonio genetico), la cui soglia massima ammissibile è di 5 microgrammi per litro. Oltre questo limite, la legge prevede si debba procedere alla “caratterizzazione dell’area”, cioè all’individuazione della fonte inquinante, e alla rimozione del rischio, cioè la bonifica.

Nei pozzi privati dove sono stati fatti i prelievi d’acqua, tutti fra 100 e 130 metri di profondità, il livello di Cromo 6 sarebbe stato fra 7 e 10, secondo le analisi eseguite in dicembre dalla Lecis. Una seconda prova effettuata sempre per conto del M5S da un laboratorio accreditato, ha validato tutti gli altri dati, ma non quello del Cromo, il cui valore sarebbe stato stimato in circa un microgrammo per litro. Una differenza, secondo la Leci, dovuta proprio al differente periodo dell'anno: dopo una prolungata siccità a dicembre, dopo un periodo piovoso a febbraio. Zolezzi, ritenendo vi sia un possibile inquinamento, ha inviato i dati con un esposto alla magistratura.

«Noi sindaci siamo a disposizione – spiega il primo cittadino di Schivenoglia Katia Stolfinati – Ovviamente la condizione è che non si faccia allarmismo, ma che i dati siano provenienti da fonti certificate ed ufficiali. Solo così si può dare una corretta informazione. Altrimenti sento puzza di strumentalizzazione politica in vista delle elezioni». Anche la collega di Quingentole, Anna Maria Caleffi è sulla stessa onda: «Chiediamo si facciano ulteriori indagini ed approfondimenti da parte degli enti competenti».

Intanto c’è chi ricorda che l’area di Schivenoglia vicina all'odierno allevamento Biopig fu bonificata nel 1993 per un vasto inquinamento sotterraneo. «Trovammo interrati scarti di conceria – spiega Maurizio Guidorzi, oggi presidente della commissione ecologia del Consorzio Oltrepò ed al tempo responsabile tutela ambientale dell’Asl di Ostiglia –. C’era una ditta poggese, la Licoa, che prelevava i ritagli di conceria da Arzignano, nel Veneto, e li lavorava in autoclave per produrre fertilizzante. Lo scarto di questa lavorazione fu rinvenuto in una grande buca a Schivenoglia. Identificammo la Licoa e partì una denuncia in procura, procedendo poi alla bonifica. Gli scarti erano della concia al cromo». Un’ipotesi che al momento è da verificare confrontando la profondità dei pozzi ai quali sarebbe stato trovato cromo e i tempi di percolamento.
 

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