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la storia 

Da bitumificio a petrolchimico. Gli scarichi finivano nelle falde

Era il 1945 quando su terreni agricoli ricevuti in eredità si installava un bitumificio. La Sobit, questo il nome della società, produceva gli asfalti destinati a sistemare le strade dissestate dalla guerra

ASOLA (Castelnuovo). Era il 1945 quando su terreni agricoli ricevuti in eredità si installava un bitumificio. La Sobit, questo il nome della società, produceva gli asfalti destinati a sistemare le strade disastrate dalla guerra fra Mantovano e Cremonese. Un’attività redditizia che durò una quindicina d’anni. Nel 1959 il sito produttivo viene trasformato. Inizia la lavorazione del benzolo grezzo, un materiale sottoprodotto delle cockerie che lavorano il carbone. Il bitumificio viene convertito in raffineria. Un piccolo petrolchimico che lavora a turni serrati. Nel 1972 la ditta chiuse per fallimento e venne rilevata dalla Flucosit che ne continuò l'attività sino al 1984 quando subentrò la Liquifert per produrre fertilizzanti agricoli. Un’attività che non partì per la scoperta dell’inquinamento dell’area segnalato dai residenti che dai rubinetti di casa avevano acqua dal sapore e odore acre di benzina. Il primo disinquinamento arriverà solo dieci anni dopo nel 1994 .

La lavorazione era condotta su più turni. Il benzolo grezzo prodotto nelle cockerie giungeva in autobotti dalle grandi fonderie di Taranto e Terni e dai petrolchinici di Marghera e Piombino. A Castelnuovo il benzolo veniva stoccato e poi lavorato nelle sette colonne di distillazione per produrre benzolo puro, toluolo, xilolo, solvente nafta e naftalina. L'operazione preliminare consisteva nella depurazione del benzolo che veniva lavato con acido solforico e soda caustica per togliere le impurità. Lo scarto, una pece nera, veniva abusivamente interrato in fusti rinvenuti successivamente a Mosio di Acquanegra, Castel Goffredo, Casaloldo e Castiglione. Nello stabilimento, inoltre, un condotto conduceva il benzene di scarto ed il catrame direttamente in falda mentre la pece veniva stoccata in vasche dal fondo in terra.

Ai lavoratori veniva fatto bere un bicchiere di latte ogni giorno per contrastare gli effetti dei veleni. Molti si ammalarono giovani, come testimoniano le lapidi nel piccolo cimitero. La prima bonifica superficiale tolse 11 tonnellate di benzene dal terreno.(fr.r.)

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