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Strade vicinali: nuovo stop I giudici contro il Comune

Redondesco. Il Consiglio di Stato dà ragione ai privati chiamati a dividere le spese «Non è stata provata per ogni via la servitù d’uso pubblico». Da rifare la delibera

REDONDESCO. Davvero una battaglia infinita, quella che in atto a Redondesco sulla manutenzione delle cosiddette “strade vicinali”, ovvero strade che, benché realizzate su un terreno privato, sono riconosciute di pubblico interesse perché necessarie per collegarsi a una pubblica via. Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato, organo d’appello della giustizia amministrativa, ha accolto il ricorso di alcuni cittadini di Redondesco nei confronti del Comune e del consorzio strade vicinali ad uso pubblico di Redondesco, modificando quando deciso nel 2016 dal Tar (in primo grado) in relazione allo statuto del consorzio e alla nuova classificazione delle strade. In sostanza: va rifatta la delibera che individuava le strade parte del consorzio.

Breve riassunto della vicenda. Anno 2010: il Comune prepara una delibera per cercare di regolamentare la situazione delle strade vicinali del paese la cui manutenzione, data la loro natura pubblico-privata, deve essere ripartita tra il Comune e i proprietari dei terreni, riuniti in un consorzio. Il provvedimento viene però fermato dal sindaco Daniela Coloni, in contrasto con il vice Carlo Persico. L’amministrazione cade (anche per questo motivo) e arriva il commissario prefettizio, che recupera la delibera e la fa entrare in vigore con un proprio provvedimento. Anno 2011: la nuova amministrazione, sindaco Massimo Facchinelli, ritira in autotutela il provvedimento prefettizio per cercare una mediazione con i privati, rimasti sul piede di guerra. Viene rimesso mano all’elenco delle strade vicinali, che scendono da 19 a 18. Ma anche contro il nuovo atto scattano le proteste e arrivano due ricorsi. Anno 2016: arriva la risposta del Tar, che dà ragione al Comune su tutto, compresi i criteri per la ripartizione delle spese di manutenzione. Ma la battaglia giudiziaria non è finita, e i privati fanno di nuovo ricorso. E veniamo all’oggi: la sentenza del 15 febbraio accoglie il ricorso e «annulla gli atti con esso impugnati». A far decidere i giudici è il terzo alla base del ricorso, quello per cui «alcune delle strade vicinali incluse nel consorzio non sarebbero soggette a uso pubblico, ma ad uso privato, e pertanto la delibera di approvazione dello statuto consortile sarebbe illegittima per erroneità dei presupposti». Insomma, il Comune non avrebbe prodotto «prove sufficienti dell’esistenza di servitù di uso pubblico sulle 18 strade inserite nel consorzio con la nuova delibera». Per i giudici il motivo è fondato.

Amaro il l sindaco Facchinelli: «Credo che ogni Comune abbia come obiettivo mettere in sicurezza le strade. Noi in questo caso volevamo farlo, arrivando anche fino a sostenere il 40% della spesa. Ora restringeremo il campo alle sole strade di cui è provata la servitù d’uso pubblico».



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