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Appello al Comune per la zona di Attila: quei luoghi vanno tutelati

Lo storico Compagnoni: Casaletto va salvato dall’oblìo. Campagne di scavo e studi per rilanciare il turismo storico 

RONCOFERRARO. Ha speso la sua vita per studiare il territorio di Roncoferraro. Ora, ormai 82enne, lo storico Alberto Compagnoni ha comprato un’intera pagina della Gazzetta di Mantova per lanciare un accorato appello alle istituzioni: «Tutelate il sito archeologico di Casaletto. Lì si fermarono le armate di Attila, l’unno. Un luogo decisivo per la storia europea, ma sul quale grava un inspiegabile silenzio». Compagnoni, sorretto da decenni di studi, è convinto di avere le prove che lo storico incontro fra il re barbaro e il papa Leone Magno che avvenne nel 452 dopo Cristo sia accaduto in un punto a nord del Canalbianco. «Ormai sono vecchio. Ho speso tanti anni della mia vita per questo, ma temo che dopo di me cadrà l’oblìo su questo. Per questo lancio un appello alle istituzioni. Si avviino campagne di scavo, studi. La verità salterà fuori, come per il Forcello di Bagnolo e la sua storia etrusca. All’inizio ben pochi ci credevano. Ora è una risorsa turistica e archeologica di grande importanza».

Il problema, di non poco conto, è che le fonti storiche sul presunto incontro di Papa Leone e Attila sono limitatissime e vaghe. Attila, dopo aver saccheggiato l’Italia settentrionale, decise di marciare verso Roma. L’imperatore romano provò a negoziare con l’invasore barbaro e come negoziatore venne inviato Papa Leone I. Attila accolse la delegazione romana, negoziò la ritirata e in cambio volle avere come sposa Onoria, la sorella dell'imperatore. Dove avvenne l’incontro?
 

Le fonti dell’epoca non lo dicono. Solo un secolo dopo emerge una prima traccia. Lo storico barbaro Jordanes specifica: «Nel campo veneto detto Ambuleio dove il fiume Mincio è attraversato da una moltitudine di viaggiatori». Un rebus che il monaco longobardo Paolo Diacono 200 anni dopo chiarisce: «Eo loco, Mincìus fluvius in Padum influit » (nel luogo dove il Mincio entra nel Po).

«All’epoca il Mincio – spiega Compagnoni – scorreva dove adesso è il Tartaro, a nord di Governolo e del Canal Bianco. Solo con le grandi alluvioni del VII secolo cambiò il corso per gettarsi a sud di Governolo. E proprio vicino all’antico alveo, in località Corte Casaletto, a est di Casale, sino agli anni ’30 c’era una collinetta, chiamata Tomba perché arando emergevano ossa. Quello era un sito di posta, cioè luogo dove sostavano i viaggiatori per attraversare il Po cambiando i cavalli, rifocillandosi. Da qui si riusciva comodamente a passare il Mincio, raggiungere l’isola di Zara dove c’era San Benedetto Po e quindi passare il Po vecchio per arrivare a Pegognaga, Brescello e da qui alla via Emilia». Le prove che il Po in antichità veniva attraversato proprio qui sfruttando l’isola di Zara viene per Compagnoni dal più grande storico romano, Tacito. «Scrive che il passaggio del Po avveniva a Ostiglia, a 30 miglia da Bredriacum, Calvatone. Tacito usò il nome della città più vicina, Ostiglia, ma a 30 miglia da Calvatone c’è proprio Casaletto di Roncoferraro».
 

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