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Bioinchiostro e stampanti 3D: ecco il futuro dei trapianti

La medicina sperimentale sta investendo molto sulle stampanti biologiche 3D, programmate per distribuire diversi tipi di cellule nelle tre dimensioni così da produrre tessuti e organi. Tecnologie che promettono di rivoluzionare le cure per tantissime malattie, ma anche un nuovo business con un giro di affari stimato in forte crescita nei prossimi 10 anni

MANTOVA. Grandi aspettative vengono riposte nelle stampanti 3D dalla medicina rigenerativa e dall’ingegneria dei tessuti. Quando sarà possibile “stampare” organi umani da trapiantare? La ricerca sta facendo passi da gigante in questa direzione ed ogni mese nuovi studi mostrano promettenti applicazioni. Ad esempio, l’Università di Saskatchewan in Canada ha annunciato lo sviluppo di un “cerotto” di tessuto cardiaco bio-stampato in 3D che potrebbe essere utilizzato per stimolare la rigenerazione dei tessuti danneggiati dopo un infarto.

Il Wake Forest Institute for Regenerative Medicine nel North Carolina (USA) è stato tra i pionieri della ingegnerizzazione dei tessuti, conducendo già nel 1990 i primi esperimenti di bio-stampa. Lo scorso anno il grande traguardo: la sintesi tramite bio-stampa 3D di orecchie, mandibole e muscoli di topo che sono stati poi impiantati su cavie da laboratorio. Dopo il trapianto, le "stampe" hanno dato vita a tessuti funzionali, sviluppando un sistema di vasi sanguigni, senza problemi di rigetto.

La tecnica utilizzata in questo studio consiste nello “stampo” di un supporto adatto per mantenere in vita le cellule nella corretta posizione e stimolarne la crescita. Il “bio-inchiostro”, detto idrogel, consiste in soluzioni acquose contenenti cellule umane, arricchite con altri materiali biodegradabili, a formare una sorta di impalcatura – proprio come quella che si usa per costruire un palazzo – destinata a degradarsi quando il tessuto vero e proprio è pronto.

Le applicazioni collaterali di queste ricerche sono numerose: ad esempio, nel campo della cosmetica, si punta a sviluppare pelle in 3D per i test dermatologici e, nell’industria farmaceutica, si cerca di avere modelli sperimentali in vitro sempre più simili alla complessa realtà del corpo umano per testare i farmaci – evitando così di utilizzare cavie animali.

Non solo interessi medici. Il settore di bioingegneria dei tessuti è un mercato in crescita: si stima che possa raggiungere un valore di 1,1 miliardi di dollari entro il 2027. Questo ha reso il panorama della bio-stampa 3D molto frammentato con centri di ricerca e diverse aziende private che concorrono per essere leader del settore.

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