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Discarica abusiva in un terreno agricolo. Sequestrata l’area

Blitz a Monzambano della polizia locale dell’Unione dei colli. Quintali di detriti da demolizioni edili, denunciato il gestore

MONZAMBANO. Un bel prato tra la strada e la collina, accanto ad una villetta. Il luogo adatto per trascorrere qualche ora in santa pace nella quiete della natura in uno dei posti più incantevoli della provincia mantovana. E invece, la mano di profittatori ha trasformato quel lembo di colline moreniche in una discarica abusiva, individuata e sequestrata dagli agenti della Polizia locale dell’Unione colli mantovani. In quell’appezzamento di terra nel Comune di Monzambano, 3.500 metri quadrati, erano accatastati detriti in legno derivanti dalle demolizioni edili. Cento metri cubi hanno quantificato gli agenti, che hanno denunciato il gestore della discarica abusiva e affittuario del terreno.

Sono servite meticolose indagini durate un mese e andate avanti tra appostamenti e accertamenti sul campo per arrivare a capo di una intricata matassa. Quando la Polizia locale dei Comuni di Monzambano e di Volta mantovana è stata sicura delle responsabilità dell’uomo che aveva preso in affitto il terreno agricolo e si occupava di accogliere i rifiuti che arrivavano a bordo di camion, ha fatto scattare il sequestro, poi convalidato dal giudice per le indagini preliminari su richiesta del pubblico ministero della procura di Mantova. In quell’area erano stati accatastati abusivamente porte, serramenti, mobilio vario, travi di sostegno, casse e bancali, materiale proveniente da diversi cantieri edili e frutto di demolizioni. Quei rifiuti sarebbero stati trasportati lì senza alcun documento e depositati senza alcuna autorizzazione.

Ovviamente, a guadagnarci erano in due: l’impresa che smaltiva i suoi scarti ad un prezzo che non era quello di mercato, ma notevolmente più basso; e il gestore della discarica che aveva messo a disposizione il luogo dove stoccare tutto quel materiale di scarto. Per ora, però, l’attenzione si è accentrata sul gestore della discarica. I rapporti economici tra lui e l’impresa che scaricava inerti sono ancora al vaglio della Polizia locale e della magistratura che puntano a fare chiarezza su quanto fruttava quell’attività illecita. Il gestore, inoltre, divideva per tipologia tutto quanto gli scaricavano sul terreno: il materiale più «interessante» veniva messo da parte per un’eventuale vendita o riutilizzo, mentre lo scarto veniva bruciato violando la normativa ambientale che in una zona di pregio come le colline è molto stringente.
 

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