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La Uil riparte da 20mila Soncini pronto al bis

«Ho preso in mano un sindacato a rischio, oggi i tesserati sono cresciuti del 10%» Il futuro è nella logistica: «La cartiera non risolverà il problema del lavoro»

Quattro anni fa da Roma gli affidarono una missione difficile, riacciuffare un sindacato sfilacciato, in bilico e percorso da correnti. Un sindacato opaco e in affanno. Adesso, dopo aver risanato i conti e rinnovato le categorie, Paolo Soncini è pronto al mandato bis da segretario della Uil di Mantova e Cremona. Il congresso della camera sindacale territoriale è in programma domani e martedì all’hotel La Favorita. «Nel 2014 ripartimmo dall’abc del sindacato – ricorda oggi Soncini, 52 anni, dipendente della Provincia – sì, è stato un processo difficile e doloroso, ma già dopo un anno i conti erano tornati a posto e la Uil era in sicurezza. Anche la fusione con Cremona, avviata nel 2015, è stata modulata attraverso un percorso lento, senza strappi, e adesso operiamo in perfetta sintonia. Oggi, dopo quattro anni da bravi burocrati, siamo pronti a investire, ci presentiamo agli iscritti e ai cittadini in maniera assolutamente pulita».

A premiare il nuovo corso della Uil sono i numeri, cresciuti dal 10% negli ultimi tre anni: i tesserati hanno raggiunto quota 19.660, distribuiti tra le 16 categorie in cui si articola il sindacato. Con una particolarità che lo distingue da Cgil e Cisl anche a livello nazionale: «Siamo gli unici in crescita tra i lavoratori attivi – informa Soncini – A Mantova e Cremona i pensionati sono 3.659, circa il 19% del totale. Il che non è del tutto positivo, dobbiamo interrogarci sul perché non riusciamo a trattenere i tesserati quando vanno in pensione». Il secondo tratto che distingue l’Unione italiana del lavoro da altri sindacati confederali è l’autonomia delle sue categorie. Talmente autonome, che alcune hanno deciso di non fondersi con Cremona.

«Ci affacciamo a una fase nuova – scandisce Soncini – l’obiettivo è consolidare la rete che siamo riusciti a costruire e ricostruire, formando sempre più i nostri delegati. L’autonomia delle categorie? È proprio questo il motivo per cui siamo radicati bene nelle aziende più piccole. Insomma, il compito per i prossimi quattro anni è irrobustire la base e strutturarsi in tutti gli altri aspetti. Dotandoci ad esempio, di uno sportello mobbing e stalking e di un ufficio vertenze».

E a proposito di lavoro, il segretario generale punzecchia la politica: «Deve rendere il territorio più attrattivo di quanto non sia, ben venga, quindi, il collegamento tra Mantova Nord e Valdaro, però gridano vendetta i 1.000 posti di Ikea a Verona e gli altrettanti di Zalando a Nogarole Rocca. Vero, tra gli assunti ci saranno anche dei mantovani, ma se avessero aperto qui avremmo potuto governare le assunzioni». Il futuro è quindi nella logistica? «Il problema di Mantova è che il sistema della grande industria, sul quale si è retta per tanti anni, è andato in crisi e non potrà più tornare. La cartiera? Speriamo che riparta al più presto, ma un centinaio di assunzioni, tra cui diversi ingegneri, non risolveranno il problema. Considerando anche che dalla nuova proprietà non abbiamo mai avuto garanzie rispetto all’impiego di aziende mantovane nell’indotto».

Stesso discorso per la tangenziale di Guidizzolo: «Va bene liberare i paesi dal traffico e dallo smog – concede il segretario della Uil – ma nel giro di pochi anni le attività commerciali rischiano di scomparire, come sta già accadendo a Marmirolo. E poi non c’è traccia di aziende mantovane tra quelle che realizzeranno i lavori. Se non nei subappalti dei subappalti, all’ultimo anello della catena».

Igor Cipollina

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