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Elezioni 2018, la promessa di Rauti: «Sarò a Mantova ogni due settimane»
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Elezioni 2018, la promessa di Rauti: «Sarò a Mantova ogni due settimane»

La candidata del centrodestra straccia Alli di Civica Popolare. «Premiata per il curriculum e per l’impegno di questi giorni»

MANTOVA. Come potrà garantire lei, da Roma, una rappresentanza sul territorio che l’ha appena eletta? Isabella Rauti, che domenica 4 marzo ha vinto con quasi il doppio dei consensi (44,42% contro 25,24%) la sfida del candidato del centrosinistra Paolo Alli, non si scompone: «Conservando lo schema che ho adottato in questi giorni e semmai ampliandolo – risponde – . Per ora ho la sede del comitato elettorale, ma sicuramente troverò un ufficio in accordo con gli altri componenti della coalizione. E sarò a Mantova almeno una volta ogni quindici giorni, più tutte le volte che si saranno occasioni per venire: inviti, feste, ricorrenze...».

Così Rauti si smarca da una delle principali perplessità con la quale era stata accolta la notizia della sua candidatura a Mantova e dintorni. Perplessità che il netto responso delle urne certifica come superate: «Una vittoria numerica evidente – commenta – un successo che convince. I dati dimostrano che è stato apprezzato lo sforzo della coalizione e che è piaciuto anche il mio impegno sul territorio dopo la candidatura». Non solo: «C’è anche il mio curriculum personale che credo mi abbia aiutato a ottenere fiducia e consenso».

Quello di Mantova, dice la neosenatrice, «è un territorio che è stato spesso trascurato dalla politica nazionale». E subito snocciola le priorità elencate nel programma: sviluppo delle infrastrutture, sicurezza delle città e controllo del territorio, difesa delle produzioni agricole e zootecniche e tutela del made in Italy, valorizzazione del patrimonio artistico e museale «per trasformare quello che oggi è un turismo mordi e fuggi in un turismo slow e di qualità». Non dimentica nemmeno la questione ambientale e delle bonifiche «che Mantova aspetta».

Quello che l’ha portata a Palazzo Madama, dice, «è un successo di coalizione»: un gioco di squadra trainato dalla Lega, che ha preso il 27,48%, e che ha potuto contare sul 12,32% di Forza Italia. Quanto a Noi con l’Italia, ferma allo 0,70%, Rauti spiega comprensiva che «sono partiti un po’ tardi, ma li ho visti sempre tutti impegnati sul territorio». Rimarca, invece, il successo del suo partito, Fratelli d’Italia, «passato dal 2% circa di cinque anni fa al doppio».

Sul futuro prossimo idee chiare: «Dobbiamo restare uniti perché nessuna altra idea è percorribile. Abbiamo chiesto il voto tutti insieme sulla base di un programma condiviso».

Dall’altro capo del ring, sconfitto da un esito che subito dopo il centrodestra ha premiato i Cinque Stelle (23,44%), Paolo Alli ammette la resa: «Un risultato senza appello, anche se rispetto ad altre zone d’Italia posso dire che siamo andati meno peggio. A parte questo, l’ondata che ha attraversato il Paese è arrivata anche qui. Premiando il M5S. E la Lega che non è mai stata così forte».

Forse il trend era noto, dice Alli, «ma i sondaggi permettevano di intravedere che avremmo preso qualche punto in più».

Il legnanese spezza una lancia a favore del suo partito, Civica Popolare, che dice «oscurato mediaticamente a livello nazionale».

Quanto alla campagna elettorale, «ce l’abbiamo messa tutta. Anche cercando di lasciare i canali tradizionali della politica, come i comizi in piazza che abbiamo trovato sempre più vuote, per nuove forme di comunicazione come quella attraverso i social network». Ma è andata male. Solo qualche eccezione, come Mantova e Suzzara, l’ha visto prevalere su Rauti. «Ciononostante, conservo la soddisfazione di incontri molto positivi». Il suo futuro? «Forse tornerò al privato. Ma non voglio perdere il contatto con il mondo della politica».


 

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