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 Amministratori Pd amari. Palazzi: «Tranvata pazzesca»
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Amministratori Pd amari. Palazzi: «Tranvata pazzesca»

Per il sindaco la tenuta in città è una magra consolazione. Melli: «Torniamo tra la gente». E l’ex Baruffaldi denuncia: «Lo scollamento del partito dai valori della sinistra è totale» 
 

MANTOVA. Tocca guardare ai risultati in casa propria per spremere un po’ di soddisfazione dalle macerie di un’elezione che ha sepolto il Pd. Ma nessuno pensa di nascondersi dietro al dito del buon governo locale: «Il centro sinistra ha preso una “tranvata” pazzesca» ammette il sindaco di Mantova Mattia Palazzi su Facebook, annotando che, però, in città il partito si è assestato al 29%, dieci punti sopra la media nazionale. «È una magra consolazione in un quadro generale pessimo – scandisce al telefono – Credo sia il secondo tempo dello stesso film cominciato con il referendum del 4 dicembre 2016». Secondo Palazzi ha vinto il vento della protesta, lo stesso che ha portato Trump alla presidenza degli Stati Uniti e ha spazzato via le classiche forze socialdemocratiche in molti paesi d’Europa. «Hanno vinto le forze della protesta e delle proposte facili, che negano la gestione faticosa dei problemi e la complessità del governo – ripete il sindaco – Dopo di che è evidente che se la stragrande maggioranza degli italiani ha votato questo tipo di proposte, allora nel centrosinistra esiste un grossissimo problema sia di linguaggio sia di rapporto con le persone».

Altro tema «grosso come una casa» è quello dell’europeismo, visto che la Lega di Salvini e i 5 Stelle sono quelle che «più hanno manifestato una politica nazionalista e sovranista». Domanda: senza più Renzi e Gentiloni, il rapporto tra il Comune e il governo centrale si guasterà? «Sarà diverso e più difficile, ma io faccio il sindaco e mi rivolgerò a chi governerà con la stessa tenacia e la voglia di fare bene alla città, che viene sempre prima dei partiti». Da sindaco Palazzi interesserà «i parlamentari del centrodestra e 5 stelle sui temi prioritari per la città», ma confessa il suo dispiacere per la mancata rielezione di Marco Carra, «che ha sempre lavorato per il territorio con grande generosità e impegno».

A sollecitare «una riflessione serena, attenta e puntuale sul perché della sconfitta e su ciò che ora spetta alla classe dirigente» è Daniele Trevenzoli, esponente storico del Pd e braccio destro della segretaria provinciale Antonella Forattini in questa campagna. «Non è stato colto ciò che di buono è stato fatto – argomenta – ma la sconfitta non è frutto degli ultimi giorni, sarebbe troppo semplice fare di Renzi un capro espiatorio. Serve un’analisi seria e approfondita, certo è che occorrerà formulare proposte più comprensibili. Contestabili quanto si vuole, Lega e 5 Stelle hanno posto questioni chiare, dal reddito di cittadinanza agli pseudo-privilegi della casta agli immigrati».

«Il Pd deve tornare a fare il partito per e tra la gente» s’accalora il sindaco di Pegognaga, Dimitri Melli, sindaco operaio e anima critica dei Democratici. «Da questa sconfitta tutto il Pd deve trarre una riflessione pesantissima, quando si rinuncia a investire sul partito e si affida alle istituzioni il modo di fare politica, questo è il risultato. Abbiamo toccato il fondo, ora si può solo risalire». Asciutto il commento del sindaco Pd di Suzzara, Ivan Ongari: «È evidente che si aprirà una fase di profonda riflessione nel partito. Dal canto nostro, come amministratori, continueremo con umiltà e impegno il lavoro quotidiano tra e per le persone».

Se nel capoluogo il Pd ha fatto meglio rispetto al dato nazionale, a Roncoferraro la batosta è pesante. Parola del sindaco Federico Baruffaldi, che dal Partito democratico è stato espulso per essersi candidato alle provinciali 2016 a sostegno di un candidato altro (Rebuschi). «Mi piace credere che sia anche l’esito della mia battaglia politica – commenta – Dal locale al nazionale, credo che la sconfitta del Pd dica di una scollamento completo del partito dai valori di una sinistra che dovrebbe difendere le fasce fragili e i giovani». (ig.cip)

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