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Ex fornace Mozzanega di Campitello, tutti i buchi neri Il caso ora in Procura

Il Pirellone non risponde ai dubbi di Fiasconaro. Su Agavi l’ombra dell’eminenza grigia delle bonifiche

MARCARIA (Campitello). Agavi, una storia lunga 21 anni. Scarti tossici nel terreno della ex fornace Mozzanega, bonifiche rimaste sulla carta e soldi rimasti nelle casse. Ditte condannate e poi fallite, il Comune di Marcaria, incapace di schiacciare l’acceleratore e su tutti, l’ombra lunga dell’ingegner Claudio Tedesi, formigoniamo doc, ex direttore generale di Asm Pavia, intoccabile eminenza grigia delle bonifiche, coinvolto in svariate vicende giudiziarie ancora aperte.

A riaccendere i riflettori sulla ex fornace di laterizi è stata un’interrogazione del consigliere regionale uscente 5Stelle Andrea Fiasconaro che non è riuscito ad avere l’accesso agli atti. Stessa porta in faccia alla richiesta ha ricevuto una cittadina di Marcaria dagli uffici del Comune. Lei non si è fermata e ha presentato un corposo esposto alla Procura di Mantova. Più di cento pagine, corredate da atti pubblici, delibere, foto e gli articoli di giornale che tracciano il curriculum dell’ingegner Tedesi. Una documentazione che ha indotto il Pm Alberto Sergi ad aprire un’inchiesta, prima del suo trasferimento a Verona.

Perché sono tanti i buchi neri di questa storia, pesanti quasi quanto gli scarti di fonderia con cromo, zinco, arsenico e diossine contenuti in tremila tonnellate di terreno stoccate da Agavi nel 1996. E’ lì, a Campitello, che comincia la storia.

Un primo stralcio della bonifica, finanziata dalla Regione con un milione e 200mila euro, viene avviato nel 2005, mentre l’agenzia ambientale vicentina, condannata per l’inquinamento, fallirà, senza che il Comune riesca a recuperare il credito. Stessa sorte per la Eos immobiliare di Roma, proprietaria dei terreni.

Nessuno apre il portafoglio, quindi. Nel 2010 il Comune dà il via alla bonifica, dopo che la gara d’appalto vinta dalla società Sadi è stata ripetuta due volte per irregolarità.

Ma, passati 13 anni dalla scoperta dell’inquinamento, i dati devono essere verificati: così, nel 2012, si promuove una nuova analisi dell’area. Per poter utilizzare i contributi del Pirellone, serve una gara di affidamento del piano di caratterizzazione. Incarico che viene affidato nell’ottobre 2015, alla società milanese St&A, nota per la bonifica della ex Fibronit di Broni, facente capo all’onnipresente Tedesi, amministratore unico e direttore tecnico, in possesso dell’81% delle quote. Per Mantova non è certo una new entry: è lui il responsabile delle bonifiche della ex Metalrecuperi di San Martino, della Ekorecuperi di Cavallara, del terzo settore della discarica di Monzambano, di quella di Valli di Mosio, del porto di Valdaro e della ex Flucosit di Castelnuovo di Asola.

Due anni dopo, lo scorso novembre, arriva la relazione che conferma l’inquinamento rilevato con i carotaggi. Per la bonifica ulteriore, serviranno dai 2 ai 3 milioni. Ma l’area, nel frattempo, è stata acquistata all’asta da una società di logistica barese, la Brios Group. Procederà alla bonifica, come detta la legge? (r.c.)
 

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