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Le donne ripartono da sé. Un corso per disoccupate

Seconda edizione per il progetto Milena: da giovedì nello spazio Santagnese: «Non offriamo un lavoro ma aiutiamo a recuperare motivazioni e autostima»

MANTOVA. Non sono un’agenzia per il lavoro, ma aiutano a rimettere assieme i cocci delle identità ammaccate. Che è pure più difficile, perché l’autostima viene prima di qualsiasi altra cosa. Anche della ricerca di un lavoro che restituisca dignità e ancoraggio al quotidiano, interrompendo la spirale di inadeguatezza nella quale si avvitano le esistenze di tante donne disoccupate o inoccupate.

Di rimetterne assieme i pezzi s’incaricano Claudia Forini, counsellor e mediatrice familiare, e Cinzia Chesi, psicologa, psicoterapeuta e mental couch, promotrici con il loro centro donne di “Milena - Ripartire da sé”. In principio fu una rete di cinque Comuni, ora, alla sua seconda edizione, il progetto si è allargato a tutto il Consorzio Progetto solidarietà: dieci gli appuntamenti in calendario, a cadenza settimanale nello spazio di Sanagnese 10, a partire da giovedì 8 marzo. La scelta della data non è casuale.

«Sarà un percorso di conoscenza di se stesse per recuperare motivazione, autostima e fiducia – scandiscono Forini e Chesi – per riscoprire i propri talenti e mettersi, o rimettersi, in gioco». Quindici le donne ammesse al progetto, selezionate attraverso il filtro dei colloqui conoscitivi. Non una di più, altrimenti il percorso rischierebbe di essere troppo affollato a scapito della relazione e del riconoscimento reciproco.

Questa seconda edizione del progetto Milena si avvarrà anche del contributo della Global Thinking Foundation, fondazione no profit che si occupa di educazione finanziaria, a partire dalle cose più piccole come la gestione del budget familiare. Tra i partner del percorso figurano poi la Provincia, che proporrà alcuni incontri formativi sui centri per l’impiego e le politiche attive del lavoro, la consigliera di parità e il comitato per l’imprenditoria femminile. Completano l’elenco dei sostenitori la società Nur di San Giorgio, che si occupa di Internet marketing, e l’agenzia Zurich di Borgo Virgilio.

Che la forbice del gender gap – la disparità di genere – sia sempre larga è un’evidenza in una società dove, per retaggio culturale, la donna è indotta a mettere sempre se stessa all’ultimo posto. Dove troppo spesso la scelta è tra i figli e il lavoro, come se le due cose non potessero tenersi insieme. Dove la perdita del posto sbava la rabbia in rassegnazione, alimentando il sentimento di inadeguatezza in un rovesciamento di prospettive e responsabilità. Per cui la colpa è sempre della donna.

«All’inizio ti sembra di stare in vacanza, di aver il tempo per fare tutte le cose prima trascurate, ma ci si stanca presto di mettere a posto la casa e allora il tempo diventa un nemico» racconta Teresa (nome di fantasia a tutela della riservatezza), rimasta senza lavoro dopo più di 30 anni in un supermercato dell’hinterland. Tra le partecipanti alla prima edizione del progetto, Teresa racconta di come l’esperienza e la condivisione l’abbiano aiutata molto. Per tutte, o quasi, il problema diventa trovare una molla che le spinga a uscire di casa. A ripartire da sé, appunto. Non sarà un’agenzia per il lavoro, ma con il suo percorso il Centro donne aiuta anche a compilare un curriculum e ad affrontare al meglio un colloquio di lavoro, mettendo in luce i propri talenti. Certo, poi ci vuole anche un pizzico di fortuna. Teresa, ad esempio, ha trovato un nuovo lavoro a tempo indeterminato in un altro supermercato. Le altre quattordici? Hanno ripreso gli studi interrotti oppure hanno deciso di specializzarsi in qualcosa. E sono rimaste tutte in contatto.

Igor Cipollina


 

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