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Mantova non è più isola di centrosinistra
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Mantova non è più isola di centrosinistra

Il voto premia Fontana: la Lega supera anche il dato delle politiche e si avvicina al 30%. In base alle preferenze ottenute per i singoli partiti in consiglio potrebbero entrare: Alessandra Cappellari per la Lega, Antonella Forattini per il Pd, Andrea Fiasconaro per M5S

MANTOVA. Il Mantovano non è più in controtendenza, un’isola “rossa” stretta fra le roccaforti verdi-azzurre del centrodestra lombardo e veneto (nella tabella mancano i dati di Asola e del capoluogo). Un’anomalia che nel 2013 aveva fatto preferire il candidato di centrosinistra Umberto Ambrosoli a quello che poi risulterà vincitore Roberto Maroni. Dopo cinque anni il vento potente della Lega spazza ogni resistenza “emiliana” e porta la nostra provincia ad allinearsi con il resto della regione.

Prevale ampiamente il candidato Attilio Fontana che al completamento dello scrutinio nelle 375 sezioni della circoscrizione, Mantova esclusa, domina dall’alto del suo 45,68%. Una galoppata che è sorretta dal forte incremento della Lega salviniana, in grado di arrivare al 29% e diventare ampiamente il primo partito. Un bis del voto delle Politiche che rafforza la forte presa che il leader leghista ha nella nostra provincia che segna la definitiva e pesante sconfitta della corrente di Gianni Fava, da tempo in rotta con il suo segretario.

I migliori nelle preferenze sono l’avvocato Alessandra Cappellari e Luciano Carminati, di Asola sotto le insegne del Carroccio. Una sfida che si ripropone anche in forza Italia, la seconda formazione in ordine di voti che sostiene il candidato presidente Attilio Fontana. Qui è l’ex assessore castiglionese Michele Falcone che se la vede con il mantovano Stefano Nuvolari. Irraggiungibili per gli altri due candidati.

Corsa fra Andrea Fiasconaro, in cerca di una riconferma da consigliere regionale uscente, e Raffaella Scattolon per il Movimento 5Stelle.

Cinque anni fa nella nostra provincia Umberto Ambrosoli aveva raccolto oltre 95mila voti, il 40% secco trascinato da un Pd che veleggiava sull’onda del 31,31%. Il crollo del partito di Renzi ha trascinato in basso la coalizione di centrosinistra che con il candidato Giorgio Gori supera il 27%. All’appello manca un 10% secco, un terzo dei voti presi dal partito Democratico, ormai arrivato in caduta libera. Al contrario è la Lega Nord che dall’11.74% del 2013 (nemmeno 27mila voti) vola a un'incollatura dal 30%. Un “turbo” che mette le ali al leghista Attilio Fontana, candidato presidente della coalizione di centrodestra. Forza Italia tiene sostanzialmente il suo “zoccolo” fra 13 e 14%.

Non sfonda il Movimento 5Stelle che dal 18% di cinque anni fa con Silvana Carcano arriva a superare il 22% con Dario Violi. Candidato che, come 5 anni fa, potrebbe avere una percentuale inferiore del partito che lo sostiene, i 5Stelle. Una conferma che nel Movimento fondato da Beppe Grillo è ancora oggi il simbolo ad avere un forte richiamo politico mentre le candidature passano in secondo piano.

Per quanto riguarda il confronto con i dati usciti nella stessa giornata di domenica dal voto delle politiche vanno sottolineati alcuni scostamenti. Innanzitutto la Lega prende ancora più vigore in ambito regionale, sorretta sicuramente dalla considerazione di un voto più “locale” e vicino al territorio da un lato, dal fatto di avere un proprio candidato presidente e di essere uscita da 5 anni di presidenza Maroni. Effetti combinati che hanno trascinato il partito di Salvini in alto di circa 4 punti percentuali. La stessa considerazione, ottiene l’effetto contrario per il Movimento 5Stelle che si comporta meglio nelle elezioni nazionali con un 24,28% che non in quelle regionali, dove lascia per strada circa il 2%. Infine il centrosinistra viene trascinato in basso dal crollo del Partito democratico, il cui voti in libera uscita hanno premiato secondo gli analisti in larga parte il movimento 5Stelle e l’astensionismo. Con meno di 50mila voti alla Camera il partito di Renzi si ferma al 22,68% (Mantova esclusa). Alle Regionali la performance se possibile è ancora meno buona con un Pd che non riesce a superare la soglia del 22%. Male anche Leu, che sosteneva Onorio Rosati, sotto al 2%, e Casapound all’uno e mezzo.

 

I DATI DEFINITIVI NELLA NOTTE. Nell'ipotesi, al momento più plausibile che a Mantova vengano eletti tre consiglieri regionali, in pole ci sono la Lega, il Pd e il Movimento 5 Stelle, che sono i partiti ad avere ottenuto i maggiori risultati. I dati non sono ancora ufficiali, ma per il meccanismo delle preferenze la Lega (che ottiene il 28,26% come partito) a Mantova potrebbe essere rappresentata in consiglio da Alessandra Cappellari (1804 preferenze); il Pd (23,45%) da Antonella Forattini (2.270 preferenze); il Movimento 5Stelle (22,57%) da Andrea Fiasconaro (943).
 

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