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Mantova, part-time e orari flessibili: un tabù che frena le donne

La fatica a conciliare vita e lavoro nei racconti delle lavoratrici riunite in Cgil. Nidi cari e senza aiuti a casa: in aumento le mamme che lasciano il posto

MANTOVA. Da possibilità (a discrezione del datore di lavoro) a tabù: part-time, orari flessibili o modifica dei turni restano una battaglia aperta (spesso persa) per tante mamme che faticano a conciliare vita e lavoro. Tranne poi trovarsi la riduzione di orario quasi imposta quando serve a evitare esuberi aziendali. È un quadro sconfortante quello emerso dalle testimonianze delle lavoratrici intervenute all’incontro “Essere madre e lavorare: ancora un binomio inconciliabile” organizzato da Cgil e Coordinamento donne Spi-Cgil alla vigilia della Giornata internazionale della donna.

«Nel commercio tutti i giorni tocchiamo con mano il fatto che le difficoltà economiche di questo periodo sono soprattutto le donne a pagarlo, basta guardare il caso Ipersimply»; «nelle aziende metalmeccaniche di grandi dimensioni il part-time è improponibile»; «da noi il part-time lo hanno invece proposto, ma solo per far fronte a una crisi aziendale e, in questo caso sì, solo alle donne»; «anche nella cooperativa sociale dove lavoro viene concesso a fatica»; «nel tessile magari abbiamo il part-time ma fatichiamo a ottenere i congedi»: voci di dipendenti e sindacaliste a raccontare di come la maternità sia sempre più un ostacolo al rientro al lavoro al punto da portare a scelte drastiche come le dimissioni. E i dati, illustrati da Donata Negrini e Rita Bonizzi della segreteria Cgil insieme a Giovanni Pugliese dell’ispettorato territoriale del lavoro, confermano un fenomeno in continuo peggioramento più nel Mantovano che altrove.

Gli ultimi rilevamenti disponibili risalgono al 2016 quando le dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri con figli di età inferiore ai 3 anni sono state 201 (di cui 90 impiegate e 98 operaie) contro le 184 del 2015, con un incremento del 9,23% superiore a quello nazionale che è stato del 7,12%. Difficoltà a conciliare l’esigenza di accudire i figli con le condizioni di lavoro: questa la motivazione principale che ha spinto 53 lavoratrici madri a dimettersi, il 26,36% del totale quando a livello nazionale si è invece fermata al 10,9%. Seconda causa di dimissioni in provincia di Mantova: il passaggio ad altra azienda che ha riguardato quasi il 18% (36 madri). La mancanza di un aiuto in famiglia è stata poi la terza causa (14,92%) seguita dal mancato accoglimento del bambino in un asilo nido (11,47). Cambio di residenza, distanza tra luogo di residenza e sede di lavoro e ricongiungimento al coniuge hanno poi riguardato il 7,9% mentre il 6,5% ha rinunciato al posto per i costi troppo alti degli asili nido o di una baby sitter. Infine la mancata concessione del part-time, dell’orario flessibile o la negata modifica dei turni di lavoro ha spinto a licenziarsi quasi il 4% del totale.

Insomma a 50 anni da importanti conquiste femminili, ricordate da Negrini, «siamo ancora a questo punto - è l’amara conclusione - ma la conciliazione vita-lavoro non può prescindere prima di tutto da un cambiamento culturale e di mentalità».