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i dati Inail 

Infortuni a quota 1.700 all’anno

Di corsa tra famiglia e cartellino da timbrare: sempre più incidenti 

Nel 2016 sono stati 1700 gli infortuni sul lavoro al femminile in provincia di Mantova contro i 1625 dell’anno precedente. Se guardiamo i soli infortuni durante il tragitto da e per il posto di lavoro il 2016 ne registra 281 con mezzo di trasporto segnando un +44 rispetto all’anno prima, 50 invece quelli senza mezzo di trasporto, un numero in linea con il 2015 che si è chiuso a quota 53. Non si contano decessi.

Per quanto riguarda le malattie professionali, in particolare ipoacusia del rumore e patologie muscolo-scheletriche, il 2016 registra 54 denunce da parte di donne con un -16 rispetto a 12 mesi prima. I dati sono stati snocciolati ieri nell’incontro organizzato da Anmil, associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro, per focalizzare l’attenzione sul binomio donna-lavoro in occasione dell’8marzo. «Dai dati 2016 emersi a livello nazionale- spiega Gabriella De Luca di Anmil- gli infortuni in itinere riguardano maggiormente le donne con una percentuale del 53,6% a differenza di quelli sul luogo di lavoro dove a essere colpiti per il 68,5% sono gli uomini». Da uno studio dell’Inail analizzando 205 casi di infortuni mortali su strada sui 255 riconosciuti dal 2010 al 2014 emerge che le ore più letali sono quelle del mattino, dalle 5 alle 8.

«E’ il momento in cui si torna a casa da un turno - fa notare la De Luca - ma soprattutto ci si dirige al posto di lavoro. Perché questo? Perché la donna ad inizio giornata deve seguire i figli, il marito, gestire la casa oltre che prepararsi e recarsi al lavoro». Dall’analisi Inail emerge che il 54% degli incidenti si verificano nel viaggio di andata e in un raggio di 15 chilometri da casa. Si tratta per lo più di donne sposate, con almeno un figlio minore, alla guida di un veicolo di piccola cilindrata con almeno 10 anni di immatricolazione. Incentivi per l’acquisto di auto più sicure e flessibilità sugli orari di entrata al lavoro sono due delle proposte di Anmil. Per Cgil e Cisl, rappresentate da Donata Negrini e Giusy Amadasi, occorre poi puntare sullo smartworking che «dà la possibilità di organizzare il lavoro da casa alleggerendo così lo stress. Creare una rete con organizzazioni, enti e comuni diviene poi indispensabile perché le donne non si sentano sole».

E per sottolineare l’impegno di Anmil è intervenuta Patrizia Romano. «Sono vedova dal 2012 - ha raccontato - mio marito è morto sul lavoro fulminato dalla corrente elettrica non per un errore suo. Da allora lavoro in un’azienda metalmeccanica come operaia addetta all’assemblaggio. L’infiammazione del tunnel carpale e l’epicondilite al braccio sinistro sono le conseguenze del lavoro ripetitivo ma non mi è stata ancora riconosciuta la malattia professionale. Noi donne lavoriamo molto e su più fronti, chiedo che la società ci riconosca gli sforzi».

Barbara Rodella

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