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A Copenaghen per riorganizzare aziende

Jessica, la ventiseienne figlia del sindaco di Carbonara, è ingegnere gestionale in Danimarca

I giovani non trovano lavoro? I neolaureati sono sfruttati e sottopagati? Sì spesso è così ed è vero soprattutto in Italia. Ma ora i ragazzi hanno cominciato a guardare oltre il nostro Paese e a pensare al proprio futuro lontano dai confini di casa, al posto di lavoro non a 20-30 chilometri ma a duemila o tremila. Sono tanti e sempre di più i giovani che lasciano la propria città per andare altrove. Tra questi c’è Jessica Ruina, 26 anni, di Moglia di Sermide. Tra le altre cose è la figlia de ...

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I giovani non trovano lavoro? I neolaureati sono sfruttati e sottopagati? Sì spesso è così ed è vero soprattutto in Italia. Ma ora i ragazzi hanno cominciato a guardare oltre il nostro Paese e a pensare al proprio futuro lontano dai confini di casa, al posto di lavoro non a 20-30 chilometri ma a duemila o tremila. Sono tanti e sempre di più i giovani che lasciano la propria città per andare altrove. Tra questi c’è Jessica Ruina, 26 anni, di Moglia di Sermide. Tra le altre cose è la figlia della sindaca Paola Motta di Carbonara di Po.

Jessica, dopo la laurea triennale in Ingegneria gestionale a Bologna ha deciso di terminare gli studi in Danimarca e lì ha trovato lavoro in un’azienda che produce farmaci neurologici. Ora vive là, a Copenaghen, ha una casa, che divide con il suo ragazzo, metà italiano e metà danese e un altro inquilino, e cucina italiano per tutti i nuovi amici che si è fatta in questi ultimi anni. Ce lo racconta lei stessa, sentita al telefono a Copenaghen: «Ho fatto il liceo linguistico a Ostiglia poi all’università non ero più sicura di voler continuare con le lingue. Così mi sono iscritta a Ingegneria gestionale. Non è stato facile i primi tre anni con la matematica. E poi al secondo anno è venuto a mancare mio padre, cosa che mi ha scavato un grande vuoto. Grazie a mia madre, al suo sostegno e ai suoi incitamenti, ho continuato e mi sono laureata. Dopo la triennale però volevo andare via, provare nuove esperienze. Sono stata sei mesi in Australia, a Melbourne ed è stato bellissimo. Ho frequentato per due mesi e mezzo una scuola intensiva di inglese e poi ho lavorato come cameriera. Scaduto il tempo, mio malgrado ho dovuto fare ritorno. Però non volevo più terminare gli studi in Italia: troppa teoria, troppo studio individuale. Volevo qualcosa di più stimolante. Intanto ho superato l’esame per la certificazione europea di lingua inglese e ho cominciato a cercare università europee per terminare gli studi. Ho trovato la Dtu, l’Università tecnica della Danimarca. Ho inviato tutti i miei documenti e mi hanno presa».

A Copenaghen inizia così la seconda vita di Jessica. «All’inizio è stata dura, le poche ore di sole, il freddo, poi i danesi che sembrano chiusi e distaccati. In realtà quando cominci a conoscerli, sono persone meravigliose, amici fedeli e leali. Poi è arrivata l’estate dove il sole tramonta alle 21 e sorge alle 4 e tutta questa luce ti porta un sacco di energia e buon umore».

Jessica ha terminato gli studi e poi, dopo alcuni open day in diverse aziende, è arrivata la proposta di assunzione alla Lundbeck, un’azienda farmaceutica che produce medicinali neurologici per malattie come Alzheimer, schizofrenia, Parkinson e depressione.

«Per noi studenti europei vivere in un paese come la Danimarca è un lusso perché mentre studi, se dimostri di avere anche un lavoretto da 10 ore la settimana, ricevi dallo Stato 650 euro di bonus. E dopo la laurea ricevi altri aiuti. Per due anni, lo Stato ti assegna 1200 euro al mese, basta che dimostri che davvero sei in cerca di un’occupazione». Ma per Jessica il lavoro è arrivato subito. «Ho iniziato alla Lundbeck lo scorso agosto e avrò un training intensivo di due anni - spiega ancora Jessica - cui seguirà, probabilmente, l’assunzione vera e propria. L’azienda ha sedi in tutto il mondo, anche a Padova. Si sono interessati a me proprio perché parlo più lingue, inglese, spagnolo, danese, italiano e anche un pò di francese e tedesco. In questi due anni vengo formata in modo completo e avrò rotazioni in varie aree. Ma ho già un buon stipendio, circa due volte e mezzo quello che un neolaureato in Ingegneria riceve in Italia. Lavorare qui è molto bello, c’è flessibilità d’orario, molta libertà e poi tutti ti danno fiducia. Io mi occupo di ottimizzazione, cioè trovare soluzioni per migliorare l’organizzazione e la produzione, per esempio ridurre al minimo qualsiasi tipo di spreco ed aumentare l’efficienza e la qualità. È un lavoro dinamico, che mi porta a conoscere tante persone. Sto imparando molto dai danesi, unica concessione, molto italiana: andare al lavoro in macchina (ho una italianissima Fiat 500), cosa che qui fanno davvero in pochi perché prediligono la bici tutto l'anno».

Cosa consigli dunque ai giovani come te? «Dico di puntare subito in alto, e di non porsi limiti. Ma non finirò mai di ringraziare mia madre per avermi spinto a provarci e credere alle mie potenzialità. Occorre guardare oltre, ed essere disposti ad andarsene. Per tornare a casa c’è sempre tempo, l’Italia adesso non è per i giovani».

Daniela Marchi